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Il Black Friday non va più di moda

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Non ci sono più i Black Friday di una volta. Secondo i dati dell’Holiday Outlook 2019 di PwC, che ha analizzato le abitudini d’acquisto di oltre 2mila consumatori americani, il venerdì successivo al giorno del Ringraziamento, noto come Black Friday, non eserciterebbe più lo stesso potere sulla spesa media dell’holiday season.

Il giorno di novembre dedicato agli sconti e alle promozioni, che inaugura la stagione degli acquisti natalizi e che quest’anno cadrà il 29, risulta essersi convertito in un fenomeno “più simbolico, che significativo”. Complice l’avvento dell’omnicanalità, che ha radicalmente trasformato l’abitudine e l’esperienza d’acquisto dei clienti nei giorni dell’holiday season (e non solo).

Stando ai dati di PwC, nel 2015 il 59% della popolazione statunitense effettuava acquisti il giorno del Black Friday. A distanza di soli quattro anni, i consumatori attivi nella giornata sono solo il 36%, in lieve flessione rispetto ai dati dello scorso anno. Inoltre, il 50% dei consumatori ha ammesso di voler posticipare il proprio shopping festivo nel periodo successivo alla settimana del venerdì nero.

In occasione dell’imminente holiday season, i consumatori americani spenderanno una media di 1,284 dollari, di cui 720 per la famiglia, 344 per se stessi e 123 per gli amici. In cima alla classifica degli ‘spender’ più attivi si attestano i viaggiatori, seguiti dai giovani laureati e dai lavoratori a distanza. Oltre la metà dei giovani millenials (d’età compresa tra i 24 e i 27 anni), ha inoltre dichiarato che spenderà più durante questa holiday season, rispetto a quella dello scorso anno.

Lo shopping online figura tra le cause primarie del rallentamento degli acquisti nel venerdì nero. A minare la popolarità del Black Friday sarebbe, in pole position, Amazon: il colosso dell’e-commerce, infatti, ha egemonizzato le vendite dell’holiday season e ha trasformato le abitudini d’acquisto dei consumatori grazie al successo del Prime Day. “I clienti – si legge sul report – si sono resi conto che ci sono sconti ancor maggiori di quelli proposti dal Black Friday e dal Cyber Monday. Questo ha portato a una progressiva ‘dispersione’ dei modelli di acquisto”.

Per prolungare le riduzioni dello shopping festivo, inoltre, i retailer anticipano le offerte del Black Friday, trasformando l’intero mese di novembre in un’imperdibile occasione di acquisto. In questo modo, “quando arriva il Black Friday – ha precisato PwC – molti acquirenti hanno già potuto approfittare dei ribassi”.

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Jeans moda 2019 2020: le tendenze Autunno Inverno

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I jeans a zampa, i jeans a vita alta, i jeans larghi e mom fit secondo gli ultimi trend, insomma ce n’è per tutti i gusti.

“Ho spesso dichiarato che avrei voluto inventare io i blue jeans. Hanno espressione, modestia, sex appeal, semplicità: tutto ciò che vorrei per i miei vestiti”. A dichiararlo fu il grande Yves Saint Laurent. E oggi è più che evidente che i jeans non hanno perso nemmeno una di queste caratteristiche, anzi. Il loro fascino si è cresciuto, e continuano a essere protagonisti in passerella stagione dopo stagione. Un vero record se si pensa che il jeans fu brevettato nel lontano 1873 da Levi’s Strauss e che era utilizzato come capo da lavoro. A renderlo un’icona furono leggende di Hollywood, ribelli delle subculture giovanili e rock star.

Scopriamo quali sono i modelli imperdibili Autunno Inverno 2019 2020 e le ultime tendenze.

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E Giambattista Valli tinge di romantico H&M

Lifestyle Giambattista Valli x H&M event in RomeGiambattista Valli x H&M event in Rome

“La mia collezione per H&M è la summa del mio stile, una sorta di abecedario della mia moda. E’ romantica, inclusiva, senza una barriera di generi maschile femminile, come se Kurt Cobain potesse indossare liberamente gli abiti di Courtney Love e viceversa. Senza stagioni e senza tempo, fatta per durare. Libera e preziosa. Ispirata all’arte di Caravaggio, il mio artista-guida. Ho scelto di presentarla a Roma, dove sono nato anche se vivo e lavoro a Parigi da 22 anni, perchè è un museo a cielo aperto, che riserva ancora fermento culturale sommerso tra le nuove generazioni. Una città ricca di sorprese: appena giri l’angolo di un vicolo puoi trovarti davanti a un tempio romano”.

Parola di Giambattista Valli, lo stilista romano di adozione francese, che ha scelto di presentare la collezione donna e per la prima volta una linea uomo, disegnate per il colosso svedese della moda accessibile H&M, sfilando a Roma, nel seicentesco Palazzo Doria Pamphilj, la cui Galleria ospita una ricca collezione privata avviata da Papa Innocenzo X Pamphilj nel 1644, comprensiva di 650 opere tra cui quelle di Caravaggio appunto (il Riposo dopo la fuga in Egitto e la Maddalena penitente), di Velazquez (Ritratto di Papa Innocenzo X), il Doppio Ritratto di Raffaello, la Salomé con la testa del Battista di Tiziano, il busto di Papa Innocenzo X di Bernini.
Nel mezzo di queste meraviglie dell’arte, Valli mette a sedere in prima fila per la sua sfilata la  portabandiera italiana delle giovani influencer, Chiara Ferragni e manda in pedana la sua collega americana Kendall Jenner. E in passerella, visto il discorso dell’inclusività, fa sfilare anche due modelle-i trasgender e altre molto “curvy”.
Valli, conosciuto come il couturier delle ragazze del jet set, le Valli Girl appunto, ha creato per H&M una serie di capi adatti ad essere mixati. Pezzi creati per durare ed essere conservati nel tempo. “Si tratta più di stile che di moda: metà del lavoro viene svolto in atelier, mentre il resto spetta alle clienti e alle loro personalità”. Sfilano abiti asimmetrici e vaporosi (“a Roma – spiega – ci sono palazzi immensi di soli due piani che mi hanno influenzato nell’uso di grandi volumi”) volant, rouches, tessuti floreali. Silhouette marcate e sartoriali, il glamour che invade la vita quotidiana. Lunghi vestiti che abbracciano il busto. Un abito rosso che si libra con ampi volant sulle spalle come ali d’angelo. Stampe floreali micro e volant per un tocco roccocò. Sfilano miniabiti ricamati che scolpiscono il corpo e mettono a nudo le spalle. Un tutù fiorito con un volant asimmetrico quintessenza dello stile Valli. Camicette e cardigan esprimono lo stesso spirito femminile, evocato attraverso volant e ricami floreali. Il blazer corto con rever a lancia e il cappotto lungo catturano il lato sartoriale della collezione. Capispalla voluminosi aggiungono un tocco bohémien, mentre pantaloni cargo in pelle danno una connotazione maschile. Tocco femminile invece nello street style. La felpa nera con cappuccio è adornata da motivi floreali, mentre la stampa a forma di labbra ricopre tutta la T-shirt. I ricami danno una nota preziosa alla felpa.
Il Valli boy è uno spirito libero che attinge dal guardaroba femminile modelli e tessuti. Sceglie il rosa come colore base.
Non disdegna i motivi animalier, quelli floreali, il fascino punk e il glamour militare. E’ un tipo bohémien, un po’ collezionista d’arte, un po’ surfer che ama infrangere le regole. Anche le ragazze sono invitate a indossare la collezione maschile. I capi che hanno il maggiore impatto e catturano perfettamente lo spirito agender, sono i cappotti, i parka e i blouson: un’eplosione di stampe lussureggianti, decorazioni e personalità. Il cappotto lungo leopardato e la redingote nera ricamata riassumono l’approccio di Valli all’abbigliamento maschile. La marsina ricamata è un omaggio alla giacca indossata dagli intellettuali e dagli artisti francesi che si uniscono all’Académie Française. Il parka a coda di rondine è sovrastampato con frammenti di opere di Caravaggio.

Foto @ANSA

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La #moda italiana a Bruxelles denuncia i danni causati dalla #contraffazione

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“La contraffazione colpisce le aziende e genera fatturato illegalmente, alimentando un giro malavitoso” e per questo “deve essere affrontata a livello nazionale e europeo”. Così Claudio Marenzi, presidente di Confindustria Moda a margine dell’evento di presentazione a Bruxelles della pubblicazione “Making IT- Fitting the Future” di Deloitte e Scuola Holden che ha raccolto le esperienze di 25 imprenditori per raccontare l’industria della moda made in Italy e le sfide del futuro. Tra queste sicuramente l’acquisizione di grandi marchi italiani da parte di gruppi esteri.

“Non siamo preoccupati perché le acquisizioni di gruppi europei e francesi hanno portato beneficio alle dimensioni aziendali sui territori creando occupazione e innovazione. Bottega Veneto e Gucci non sono andate a produrre in Cina”, ha commentato Marenzi ricordando che ciò che può rappresentare un problema per le imprese è piuttosto la delocalizzazione, cioè “quando portano via il nostro know-how”. Le conoscenze e le capacità delle maestranze sono infatti un valore aggiunto frutto di anni di lavoro, un fattore fondamentale per il successo delle aziende italiane.

I lavori della conferenza sono stati preceduti da una cena presso l’Ambasciata italiana a Bruxelles organizzata dall’ambasciatrice Elena Basile alla presenza del Senatore a vita ed ex-presidente del Consiglio Mario Monti, il presidente di Confindustria Moda Claudio Marenzi, il presidente di Deloitte Central Mediterranean Gianmario Crescentino, il presidente e CEO di Deloitte Italia Fabio Pompei, gli europarlamentari Irene Tinagli, Simona Bonafè, Massimiliano Salini e il direttore generale della Direzione Connect della Commissione europea Roberto Viola.

Secondo la pubblicazione presentata oggi nel corso di una conferenza svoltasi al Parlamento Europeo, nel 2018 il fatturato dell’intero settore tessile, moda e accessorio (TMA) ha raggiunto i 95,5 miliardi di euro e registrato un saldo della bilancia commerciale positivo per oltre 28 miliardi. Inoltre, in Europa il comparto moda italiano genera il 34% del valore aggiunto e occupa un quinto dei lavoratori dell’eurozona (22%).

Tra le istanze che Confindustria Moda ha portato all’attenzione della platea internazionale riunitasi per l’occasione, ci sono, oltre alla lotta alla contraffazione, la protezione del made in Italy e della proprietà intellettuale, nonchè la reciprocità. “Importiamo facilmente dalla Cina, mentre l’esportazione verso l’Asia è problematica” ha spiegato Marenzi. Tra le problematiche da affrontare anche i “mass market”, mercati di massa, che sfruttano e copiano modelli identici a quelli fatti in Italia producendoli fuori dall’Europa a prezzi stracciati. “Le piccole imprese artigiane – ha concluso Marenzi – che hanno tempi di produzione più lunghi vengono derubate della propria originalità”.

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Dal Messico la pelle economica, sostenibile e versatile a base di fico d’india

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Una pelle completamente ecosostenibile, versatile, adatta a numerose lavorazioni per accessori, complementi d’arredo e abbigliamento. Fatta, però, non con materiali plastici o pelle animale, ma con i fichi d’india.

Sono di Guadalajara (Messico), i due giovani che hanno creato la prima pelle vegetale a base di foglie di fico d’india: Adrián López e Marte Cazárez hanno speso due anni di ricerca per offrire una valida alternativa alla pelle e al cuoio partendo da una pianta simbolo del Messico, che in quelle terre cresce spontaneamente e in abbondanza. La sperimentazione è durata due anni e sono riusciti a trovare un sostituto alla pelle che fosse rispettoso dell’ambiente e degli animali. Dalle recenti sperimentazioni è emerso che questo prodotto è dotato di resistenza e ottima qualità.

Eravamo abituati a pelli vegetali ricavate da buccia di mela o dall’ananas ma i questo caso l’innovazione ci è data dal fico d’india. “Se il fico d’India è buono per la pelle, perché non usarlo per creare la pelle?”, affermano i due giovani. “Questo perché in Messico, così come da noi nel Sud Italia, il fico d’india è molto diffuso e necessita di poca cura”.

Il nopal, il fico d’india, appunto, è stato scelto dopo una serie di prove ed errori con altre materie prime, ed è una pianta usata da tempo nell’industria cosmetica per la realizzazione di shampoo, creme e preparati vari, poiché possiede tutte le caratteristiche adatte anche al settore manifatturiero.Ed è proprio un po’ per caso, maneggiando un flacone di un cosmetico, che Adrián e Marte, insieme a un’équipe di ingegneri e in stretta collaborazione con agricoltori e contadini delle realtà locali dei villaggi messicani,  hanno deciso di dedicare anni a studiare come ottenere un materiale similpelle a partire dal fico d’india. Per fare del bene all’ambiente, minacciato dalla poca sostenibilità della pelle animale, ma anche all’economia del paese, che potrebbe ancora di più puntellarsi sulle coltivazioni di fico d’India su scala industriale.

Questo perché il fico d’india è una pianta grassa, autoctona e perfettamente inserita nel biosistema messicano, non necessita di molta acqua, non comportando dispendio di costi per l’irrigazione dei campi e spreco, e, soprattutto, è coltivata e prodotta da sempre, potendo quindi contare sul know-how e l’abilità dei raccoglitori e degli agricoltori locali. Producendo ricchezza e redistribuendola sul territorio.

Il prezzo della nuova pelle vegetale è di 25 dollari al metro. Ci si augura che vi siano sempre maggiori acquisti di pelle vegetale per garantire meno uccisioni animali, più tutela dell’ambiente e più benefici per tutti i produttori che coltivano fichi d’india.

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Yves Saint Laurent firma il suo primo preservativo (d’oro)

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Griffato e dal prezzo accessibile. Il perfetto souvenir da Parigi è interamente ricoperto d’oro ed è svelato dalla campagna Love Affair.

La storia di Monsieur Yves Saint Laurent non è un mistero. Era un uomo colto, amante della letteratura, di Marrakech, del bel corpo femminile e della trasgressione. Alzi la mano chi non ricorda una delle sue foto più iconiche. Un nudo in bianco e nero, scattato da Jeanloup Sieff nel 1971. Ma oggi la notizia non ha niente a che fare con il fondatore della Maison che, per Pierre Bergé, ha dato per primo potere alle donne. Quello di cui tutti parlano è che il preservativo, finalmente, è tornato di moda. Chi ha infatti visto l’ultima serie tv targata HBO, Euphoria, con protagonisti maschili Jacob Elordi, Algee Smith e l’ex dottor bollore di Grey’s Anatomy Eric Dane, si sarà reso conto non solo che mostrare il pene sul piccolo schermo non è più un tabù, ma anche che il sesso protetto è cosa buona e saggia. Se uniamo questo al mondo veloce dell’online e di Instagram non stupisce l’oggetto che sta facendo chiacchierare il web.

Un condom griffato che fa dire che il preservativo non è semplicemente tornato di moda, ma che ora è un oggetto di moda a tutti gli effetti. Non solo da collezionare ma soprattutto da scartare e usare. Grazie all’estro creativo della griffe parigina Saint Laurent capitanata da Anthony Vaccarello, che ha messo in vendita il primo preservativo, griffatissimo. Rivestito d’oro, ha il logo in nero ben visibile sulla confezione. La cosa che vi lascerà di stucco, dopo aver rielaborato che esiste un condom firmato Saint Laurent, è che il prezzo non è per niente proibitivo. Al contrario, è low cost, accessibile a tutti, un poco più elevato rispetto ai preservativi normali. Costa infatti 2 euro ed è disponibile in due taglie anche se, per averne un esemplare o una scorta ricchissima, bisognerà fare tappa a Parigi per acquistarlo nella boutique Rive Droite che, al momento, è l’unico distributore.

Ciliegina sulla torta è la campagna Love Affair. Realizzata da Juergen Teller, il re per eccellenza della fotografia di nudi, vede protagonista un bellissimo e statuario David Alexander Flinn (quasi) come mamma l’ha fatto e, di spalle, Anja Rubik che ne contempla la bellezza e l’assoluta libertà di essere undressed davanti a lei, vestita dall’iconico completo smoking inventato da Monsieur Yves nel 1966.

Saint Laurent ci regala così il perfetto souvenir da portare a casa, per sé o per gli amici, una volta di ritorno da un viaggio nella Ville Lumière. Un cadeau potente, schietto, clou e potente, proprio come il buon sesso.

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A Milano la moda vintage è sostenibile e si paga al chilo

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Vintage, eco-friendly e innovativo. Arriva a Milano, e per la prima volta in Italia, VinoKilo, il nuovo concept di shopping dedicato alla moda sostenibile. L’e-commerce tedesco si presenta con un evento di vendita che si svolgerà il 19 Ottobre (dalle 10 alle 18) presso lo SpazioVetro di SuperStudio Group (Via Tortona 27). Più di 4.000 capi vintage, per un totale di circa 3 tonnellate di pezzi unici, saranno esposti su cremagliere e presentati al pubblico in maniera innovativa: si potrà fare shopping degustando vino e accompagnati da musica live.

VinoKilo rappresenta un’alternativa sostenibile ed eco-friendly alla Fast-Fashion: l’azienda con sede a Magonza, in Germania, recupera vecchi abiti in disuso e smantellati e dona loro nuova vita. I capi, dimenticati in vere e proprie discariche tessili in ogni lato del globo, vengono accuratamente selezionati e quindi inseriti in un meticoloso processo di riqualificazione: lavati, riparati e piegati a mano e solo alla fine reimmessi nel ciclo di consumo attraverso l’e-commerce online o con speciali eventi pop-up organizzati nelle maggiori città d’Europa. Non si paga il singolo pezzo ma, naturalmente, si paga al chilo.

In poco più di 4 anni di attività e 194 eventi, Vinokilo ha raggiunto risultati in fatto di vendite, con un impatto ambientale concreto e significativo dando nuova vita a oltre 150 tonnellate di vestiti. Questo significa che sono stati risparmiati più di 3,5 milioni di cicli di lavaggi, che tradotto in impatto idrico sono pari all’acqua necessaria per riempire 2,3 milioni di vasche da bagno, ed evitate emissioni di Co2 pari a quelle emesse percorrendo circa 30 milioni di km alla guida di un’automobile, praticamente 8 volte andata e ritorno verso la luna.

“Con ogni chilo venduto, riportiamo in vita quelli che sarebbero stati i rifiuti tessili, nonché la più grande fonte di inquinamento dopo l’industria petrolifera”, afferma Robin Balser, ceo e fondatore di VinoKilo. “Finora, siamo riusciti a rimettere 154 tonnellate di vestiti negli armadi dei nostri clienti, ma il nostro obbiettivo è ben maggiore, considerando che esiste un potenziale di circa 800 milioni di tonnellate di abbigliamento inutilizzabile in tutto il mondo”.

L’obiettivo è quello di stimolare un ciclo di vita infinito per questi indumenti, rendendoli accessibili al grande pubblico: non un “semplice” negozio vintage, ma un negozio in cui si mette in evidenza come la moda di seconda mano non sia né diversa né di minor valore rispetto alla moda di ultima tendenza.

Per rendere l’esperienza della moda sostenibile il più semplice, innovativa e cool possibile, VinoKilo ha scelto inoltre di mettere a disposizione degli shopping addicted la possibilità di pagare senza contanti ma, più velocemente, con la carta, grazie ai lettori di carte SumUp Air che si collegano tramite bluetooth ad uno smartphone o un tablet con connessione 3G e permettono di accettare pagamenti ovunque.

A questi eventi ci si aspetta di vedere in media circa 2000 persone: tutti i processi devono essere ben organizzati e strutturati in un sistema fluido, dall’ingresso agli scaffali degli abiti, alla pesatura e al pagamento. I pagamenti cashless, grazie alla loro velocità, permettono alle persone di non trascorrere molto tempo alla cassa”, spiega Robin Balser. “Inoltre, durante gli eventi di questo tipo: non si sa mai cosa si trova tra grucce e scaffali: per le persone avere la possibilità di pagare con la carta significa non preoccuparsi di avere la giusta quantità di denaro o di dover scegliere tra due o tre articoli”.

Senza dimenticare, anche in questo caso, la sostenibilità: secondo due studi olandesi commissionati dalla De Nederlandsche Bank ed analizzati per SumUp da Rete Clima, le transazioni in contanti sarebbero più inquinanti delle transazioni con carta di debito. Per quanto riguarda il pagamento in contanti, l’impatto ambientale di ogni transazione è infatti pari a 4,6 g di CO2 equivalenti (CO2e), mentre quello di ciascuna transazione con carta di debito è di 3,78 grammi di CO2e.

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Jesus Sneaker: la #sneaker benedetta diventata virale nel weekend

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Gli analisti di Lyst – motore di ricerca leader nel mondo della moda – hanno registrato un picco nelle ricerche durante il weekend a livello globale per alcune query Londra, 14 Ottobre – Il numero di ricerche online la battezzano la sneaker più cercata del weekend. Gli analisti di Lyst – motore di ricerca leader nel mondo della moda – hanno registrato un picco nelle ricerche durante il weekend a livello globale per alcune query relative a sneaker e religione che gli utenti hanno digitato ininterrottamente.

L’accaduto

  • MSCHF, brand di Brooklyn, ha customizzato delle sneaker Air Max 97 con alcuni elementi religiosi. Acqua santa nella suola, crocifisso agganciato ai lacci, verso del vangelo stampato sulla scarpa e stemma pontificio sulla suola. 
  • Il brand ha regalato le scarpe a sei celebrity di YouTube e il cantante ASAP Rocky. Gli influencer hanno iniziato a postare le scarpe sui social. 
  • Alle 11am di Martedì le scarpe sono andate in vendita sul sito StockX, piattaforma americana di vendita all’asta di sneakers.  

I numeri

  • L’asta ha toccato picchi record di 3,000 dollari per una Air Max 97
  • Le scarpe sono diventate virali con una reach di +1.7M% rispetto alla settimana precedente e +10.8K% di mention
  • Le ricerche per il brand MSCHF sono cresciute del 270% dopo il lancio delle Jesus sneakers
  • Dal lancio della scarpa, le ricerche su Lyst per le query “Sneakers Crocifisso” sono incrementate del 25%
  • I paesi che hanno ricercato maggiormente sono US (38.5%), Filippine (28.5%) e Francia (10.1%)

In Italia

  • Il 5% delle ricerche globali erano italiane
  • Lazio in cima alle regioni che hanno cercato maggiormente le “Jesus Snekers” seguita da Veneto, Piemonte e Lombardia
  • 60.6% delle ricerche sono state effettuate da donne mentre il 39.4% da uomini
  • Il 32,3% delle ricerche è stato effettuato da utenti di età compresa tra i 18 e 24 anni
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Le #influencer snobbano gli #hashtag ufficiali

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Niente più cancelletti davanti alla parola chiave: gli hashtag perdono rilevanza nella moda social. Secondo uno studio realizzato da Blogmeter, basato sull’analisi delle performance dei post con #mfw durante la settimana delle sfilate milanesi, gli influencer hanno ridotto in maniera tangibile l’utilizzo dell’hashtag ufficiale rispetto alla fashion week di settembre 2018.
“Ad esempio – comunica Blogmeter – Chiara Ferragni nel 2018 ha utilizzato in diversi suoi post sulla fashion week l’hashtag #mfw generando alti livelli di engagement. Quest’anno non ha utilizzato l’hashtag e i suoi post più engaging nel periodo fashion week sono, oltre a foto di Leo (suo figlio, ndr), la passerella di J.Lo (774mila interazioni su Instagram) e la foto di gruppo con J.Lo, Fedez e Donatella Versace (552mila interazioni)”.
Ferragni non è l’unica ad aver fatto a meno dell’hashtag #mfw. Lo stesso fenomeno è stato registrato per i posti di altri influencer.

In generale, considerando sempre come paramento di misurazione l’utilizzo di #mfw, Blogmeter sottolinea che i volumi di traffico generati dagli influencer sono stati più bassi rispetto al 2018. Inoltre, le performance delle stelle dei social sono state molto più basse di quelle di celebrities come J.Lo (4 milioni di interazioni senza usare #mfw), di luxury brand come Versace (585mila) o anche di magazine come Vogue (474mila).

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#Moda in abbonamento, Lookiero arriva a Milano

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Nuovo round di finanziamenti, nuova corsa per Lookiero. L’azienda spagnola che recapita pacchi contenenti look appositamente selezionati da un personal shopper (anche) su abbonamento ha infatti chiuso un nuovo round di finanziamenti per 17 milioni di euro. Con quanto raccolto, Lookiero, che, come si legge su Moda.es, è presente in sette mercati europei, ovvero Spagna, Francia, Regno Unito, Italia, Portogallo, Belgio e Lussemburgo, conta di espandersi ulteriormente, sia migliorando le proprie strutture di Bilbao, Londra e Parigi che aprendo uffici a Milano.

Quello degli abbonamenti è un fenomeno che deve ancora decollare in Europa ma, in America, è già parte integrante di diversi modelli di business. Tra i brand americani ad aver proposto questa soluzione si contano infatti NikeUrban Outfitters, Lululemon,  American Eagle, Lululemon, Gap.