Angelina Jolie debutta nella moda con Couture
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Angelina Jolie debutta nella moda con Couture, il nuovo film di Alice Winocour

Maria Cattini
Maria Cattini

Il prossimo settembre, al Toronto International Film Festival, sfilerà sul grande schermo non una collezione, ma un racconto di stoffa e anima. Couture, scritto e diretto dalla regista francese Alice Winocour, porterà il pubblico dietro le quinte della fashion week parigina per mostrare ciò che normalmente resta nascosto: il lato fragile, intimo e contraddittorio di un’industria abituata a vivere sotto i riflettori.

Dal 4 al 14 settembre la metropoli canadese diventa capitale mondiale del cinema, e il 7 sarà la volta dell’anteprima mondiale di un film che promette di vestire la moda di nuove parole. E di nuovi silenzi.

Maxine Walker: l’anti-musa

Angelina Jolie interpreta Maxine Walker, regista americana dal passo sicuro e lo sguardo scettico. Per lei la moda è “inutile e superflua” – un commento che, nel backstage, potrebbe far sobbalzare più di un addetto ai lavori. Eppure accetta di dirigere un video per una maison prestigiosa, spinta più da ragioni economiche che da fascinazioni estetiche.

Maxine è una donna in frattura: un divorzio in corso, una figlia adolescente, un nuovo progetto cinematografico che stenta a prendere forma. Poi, la notizia che spezza l’equilibrio già precario: una diagnosi medica che costringe a guardarsi allo specchio con occhi diversi, più nudi e meno indulgenti.

Tre destini, un filo invisibile

Accanto a Jolie, Ella Rumpf dà vita ad Angèle, make-up artist veterana che conosce le passerelle dall’ombra delle luci, e che nel frattempo sta scrivendo un romanzo ispirato alle notti insonni e ai respiri trattenuti dietro le quinte.

C’è poi Ada, interpretata da Anyier Anei, studentessa di farmacia originaria del Kenya che, da un giorno all’altro, si ritrova catapultata in passerella. Un volto nuovo, mani ancora abituate a girare le pagine dei manuali di chimica, ora strette attorno a clutch di seta.

Tre donne, tre età, tre mondi. Diversi, eppure uniti dalla stessa urgenza: riprendere in mano la propria storia.

Il cast francese che completa il quadro

A cucire i punti narrativi di Couture ci sono volti iconici del cinema francese. Louis Garrel è il direttore della fotografia di Maxine, elegante e ironico come solo i parigini di celluloide sanno essere. Vincent Lindon veste i panni del medico che accompagna la protagonista in un percorso difficile, mentre Aurore Clément appare come paziente, custode di sguardi che dicono più delle parole.

Moda, cinema e psicologia

Winocour non sceglie la via patinata del fashion movie tradizionale. Qui non ci sono solo lustrini, flash e abiti couture: c’è l’insonnia delle attese, il rumore sordo della tensione, l’odore acre della lacca che si mescola al profumo di un fondotinta troppo usato.

La moda diventa specchio delle protagoniste: un tessuto che può proteggere o soffocare, cucito addosso come un abito che non sempre si è scelto di indossare.

Perché Couture è diverso

Il film si inserisce in una scia di opere che interrogano l’immaginario fashion senza piegarsi ai cliché. Come in certi scatti di Peter Lindbergh o nei documentari più lucidi sul settore, qui la passerella è solo un pretesto per parlare di potere, vulnerabilità e autodeterminazione femminile.

Non si tratta di un manifesto contro la moda, ma di una lente d’ingrandimento sul prezzo – emotivo e reale – che molte donne pagano per esistere in un mondo che spesso decide per loro.

Con Couture, Angelina Jolie torna a un ruolo intenso, lontano dagli action movie e dalle eroine armate. La sua Maxine non salva il mondo: prova a salvare sé stessa. E, nel farlo, mostra che anche nella moda – forse soprattutto lì – ci sono pieghe in cui si nascondono le storie più vere.

Il 7 settembre, al TIFF, il sipario si alzerà. E non sarà solo questione di abiti.