Kendall Jenner a Saint-Tropez, con addosso un caftano trasparente a pois sopra un bikini nero, non ha fatto che confermare una verità già scritta nelle passerelle di stagione: il caftano è tornato, e non come accessorio marginale. È un manifesto estetico. La modella americana non è sola: Dakota Johnson lo porta in pizzo, arricchito da collane chunky, Kate Hudson lo sceglie in maxi lunghezze impalpabili. Tre scene da cartolina che raccontano un unico messaggio: sensualità, comfort e nostalgia possono convivere in un solo capo.
Dalle corti orientali al jet set bohémien
Lontano dall’essere una trovata stagionale, il caftano vanta radici antiche. Nato in Mesopotamia e adottato dall’Impero Ottomano e Persiano, era il segno distintivo dei sultani: stoffe preziose, ricami metallici, broccati luccicanti. Poi il silenzio, interrotto negli anni Sessanta.

Quando Talitha Getty posò per Vogue America nel 1966 avvolta in un caftano sulle terrazze di Marrakech, il capo divenne simbolo di anticonformismo, fuga e desiderio di sensualità non più vincolata ai canoni borghesi. Yves Saint Laurent ne colse subito il potenziale e lo trasformò in oggetto di culto parigino. Più stoffa, meno pelle, ma con una raffinatezza magnetica.


Il ritorno del caftano nel 2025
Dalle passerelle di Valentino, Ermanno Scervino, Antonio Marras, Emilio Pucci e Taller Marmo, fino alle boutique di resortwear, il caftano si impone come protagonista della moda primavera-estate 2025.
Si muove tra due estremi: da un lato il sogno bohémien con stampe floreali, frange e ricami artigianali, dall’altro la pulizia del minimal chic, monocromatico e lineare. Sfilate e fiere come White Resort a Milano hanno confermato questa rinascita, con brand emergenti che lo declinano in chiave cosmopolita e sostenibile, come Calling June, capace di fondere artigianato indiano e minimalismo mediterraneo, o H for Harmoni, fedele a silhouette fluide e volumi generosi.
Lunghezze, materiali e dettagli couture
Il caftano del 2025 non è solo un capo da spiaggia. Le varianti spaziano dai mini dress strutturati e ricamati alle versioni extra-long che richiamano il lusso del resortwear. La vera novità è la sperimentazione sui materiali: crochet nero vedo-non-vedo, trasparenze sensuali da sovrapporre al bikini, tessuti leggeri come lino e sangallo, sete stampate e inserti in lurex per brillare anche la sera.
Le palette? Dal rosa baby al burro, passando per tonalità acqua e iris. Non mancano i dettagli couture: frange, intrecci, ricami e persino suggestioni vintage. È il capo che può passare dal giorno alla sera con una naturalezza sorprendente, abbinato a sandali gioiello, slingback o ballerine.
La forza del caftano sta anche nella sua inclusività. Le maison lo propongono per tutte le taglie, con coulisse regolabili e linee ampie che avvolgono senza costringere. Esistono versioni romantiche in pizzo, varianti con bottoni frontali o cappe aperte, pensate per giocare con stratificazioni e sovrapposizioni.
Non è un caso se viene celebrato come capo democratico: non serve avere un corpo da passerella per indossarlo con grazia. È sufficiente lasciarsi guidare dal tessuto che scivola e dal movimento che accompagna, piuttosto che stringere.
Oggi il caftano non è più confinato al bordo piscina. Lo vediamo sopra un paio di jeans bianchi, indossato in città con bermuda sartoriali, o trasformato in blusa cropped. Lo stile boho si mischia con il minimal, le suggestioni rétro dialogano con l’urban glam. È un capo che racconta libertà ed eleganza, attraversando epoche e geografie senza perdere fascino.
Non è un caso che Kendall Jenner abbia scelto proprio un caftano per i suoi giorni a Saint-Tropez: un modo per evocare l’immaginario jet set anni Sessanta, ma con un’allure contemporanea.



