Quando la metropolitana di New York diventa passerella: la rivoluzione di Matthieu Blazy per Chanel
La Bowery Station: location d’eccezione per la prima Métiers d’Art di Blazy
La scelta della Bowery Station, una stazione della metro dismessa nel cuore di Manhattan, non è stata casuale. Matthieu Blazy, alla sua prima collezione Métiers d’Art da quando ha assunto il ruolo di direttore creativo di Chanel, ha voluto creare un dialogo autentico tra l’alta moda parigina e la vita metropolitana newyorkese.
La stazione, con le sue colonne rosso ruggine, i pannelli indicanti “5 Av/59 St” e l’estetica cromata delle carrozze vintage della subway, non è stata trasformata in un set artificiale. Era semplicemente New York, nella sua essenza più autentica. Le modelle scendevano dai treni con la naturalezza di chi affronta una giornata qualunque, ma il loro passaggio sulla banchina trasformava immediatamente l’energia dello spazio in pura Chanel.
“La metropolitana di New York appartiene a tutti. È un luogo pieno di incontri enigmatici ma meravigliosi, uno scontro di archetipi pop, dove ognuno ha un posto dove andare ed è unico in ciò che indossa. Come al cinema, sono gli eroi delle proprie storie.” — Matthieu Blazy
Il legame storico tra Chanel e New York
La risposta alla scelta di questa location straordinaria affonda le radici nella storia di Gabrielle Chanel. Nel 1931, durante una visita negli Stati Uniti, Coco scese nell’anima popolare di Manhattan e vide, stupefatta, copie dei suoi tailleur in un negozio di Union Square. Non si offese: capì che il suo stile era ormai parte delle strade, non solo dei salotti.
Il primo viaggio di Coco a New York
Gabrielle Chanel arriva a Manhattan per collaborare con il produttore hollywoodiano Samuel Goldwyn. Scopre che il suo stile è stato democratizzato dalle strade americane.
L’ultima sfilata di Karl Lagerfeld a NYC
Karl Lagerfeld presenta l’ultima Métiers d’Art al Metropolitan Museum of Art, davanti al Tempio di Dendur, due mesi prima della sua scomparsa.
Il ritorno di Chanel nella metropolitana
Matthieu Blazy riporta Chanel nelle viscere di Manhattan con la prima Métiers d’Art 2026, celebrando il rapporto tra lusso e quotidianità.
Matthieu Blazy è ripartito proprio da quel momento storico: riportare Chanel nel luogo dove la moda diventa quotidianità, desiderio, appropriazione collettiva. Il punto non era “nobilitare” la metro, ma restituirle la sua verità come luogo democratico, un transito di storie che la moda può solo amplificare, non sovrascrivere.
I look più sorprendenti della collezione Métiers d’Art 2026
La collezione Chanel Métiers d’Art 2026 oscillava tra sogno e concretezza, come se ognuno dei passeggeri-modelli appartenesse a un universo leggermente diverso. Ogni look raccontava una storia, celebrando il savoir-faire degli atelier parigini.
Il Tweed Leopardato
Il tailleur maculato con finiture preziose, tessuto a mano dagli atelier Lesage. Una dichiarazione estetica cinematografica che richiama l’eleganza selvaggia della “giungla urbana” newyorkese.
Gonne a Tulipano Dipinte
Leggere e mosse da una brezza immaginaria, le gonne dipinte a mano catturavano la teatralità naturale di New York, con dettagli che ritraevano lo skyline della città.
Lingerie Denim in Seta
Un perfetto trompe-l’œil: quello che sembrava denim vissuto era in realtà seta sottilissima, un gioco di illusioni che sovverte il concetto di capi “daywear”.
Slingback Animalier
Massaro ha reinterpretato le iconiche two-tone shoes in versioni impalpabili, in kidskin o shearling rasato con macchie animalier, sospese tra uptown lady e downtown rebel.
Abito Art Déco Rivisitato
Una reinterpretazione scintillante di un abito da flapper anni ’20, ricamato da Lesage con frange piumate realizzate da Lemarié.
Accessori Giocosi
Minaudière a forma di mela, arachidi e ostriche con perle nascoste. Gioielli con cabochon in vetro effetto ghiaccio e colibrì in stile déco creati da Goossens.
Il tocco ironico di Blazy
Non è mancato un tocco di ironia calibrata. Una gonna che citava l’Empire State Building alla rovescia, borse che richiamavano i coffee cup newyorkesi, magliette “I Love New York” abbinate al classico tweed e stampe di cagnolini metropolitani hanno alleggerito il mood senza spezzarne il tono elegante.
Blazy gioca, ma sempre con misura. Niente eccessi, nessuna teatralità gratuita. Solo un equilibrio controllato, fresco, profondamente Chanel.
Cosa sono i Métiers d’Art e perché sono così importanti
Il significato delle collezioni Métiers d’Art
Le collezioni Métiers d’Art sono l’omaggio annuale di Chanel ai suoi atelier d’eccellenza: ricamatori (Lesage), plumassier (Lemarié), modisti (Maison Michel), orafi (Goossens), pellettieri e calzolai (Massaro).
Questi artigiani collaborano con Chanel da decenni, spesso attraverso acquisizioni mirate per preservare competenze artigianali a rischio scomparsa. Le collezioni Métiers d’Art uniscono sperimentazione e tradizione, portando l’alta moda fuori dal suo tempio parigino per dialogare con il mondo.
Gli atelier protagonisti della collezione 2026
| Atelier | Specializzazione | Contributo alla collezione |
|---|---|---|
| Lesage | Ricami d’arte | Tweed leopardato, ricami su abiti Art Déco |
| Lemarié | Piume e fiori | Frange piumate, dettagli plissettati |
| Massaro | Calzature | Slingback animalier in kidskin e shearling |
| Goossens | Gioielleria | Cabochon in vetro, colibrì déco, collane con scaglie dorate |
| Maison Michel | Cappelleria | Cappelli e accessori coordinati |
| Atelier Montex | Ricami e applicazioni | Dettagli tessili e decorazioni tridimensionali |
Gli archetipi femminili della metropolitana secondo Blazy
Blazy ha parlato di “eroi delle proprie storie”. La metro è un luogo di identità intersecate: studenti, dirigenti, creativi, madri con borse ingombranti, adolescenti che sperimentano look impossibili.
Come si veste davvero la città? Non la New York cinematografica, ma quella umana, dove si incrociano persone in transito.
La sua collezione è una galleria di archetipi contemporanei: socialites ispirate alle “Ladies Who Lunch” e ai celebri “Cigni” di Truman Capote (come Babe Paley, amica personale di Coco negli anni ’50), showgirls, working girls, teenagers, signore che pranzano al The Carlyle, pensionate con un talento per l’eleganza naturale.
I personaggi della collezione
- La commuter chic: giacca di tweed buttata sulla borsa, jeans con ricami preziosi, quarter-zip con perle
- La socialite uptown: tailleur vivaci anni ’60, riferimenti a Babe Paley e alle dame dell’Upper East Side
- La downtown rebel: completi gessati androgini, fedora da gangster, stampe leopardate psichedeliche
- La flapper moderna: abiti Art Déco rivisitati con frange piumate e sfumature ombré
- La supereroine urbana: maglioncini con citazioni di Superman, ironia pop mescolata all’eleganza
Il nuovo approccio di Matthieu Blazy per Chanel
La vera sfida di Blazy è bilanciare due anime: la leggenda e il quotidiano. Chanel è un impero estetico; i Métiers d’Art, invece, sono la celebrazione artigianale dei suoi atelier.
In questa collezione si vede la volontà di far dialogare l’unicità del savoir-faire con la spontaneità della vita metropolitana. La Bowery Station diventa così un laboratorio narrativo: un posto dove il lusso non è un piedistallo, ma una lente per osservare ciò che accade attorno.
L’eredità di Bottega Veneta e la visione per Chanel
Con un percorso che attraversa Maison Margiela, Céline, Calvin Klein e Bottega Veneta, Blazy porta in Chanel una visione costruita sul dettaglio e sul rapporto tra corpo, movimento e materia. Il suo lavoro precedente in Bottega Veneta è stato caratterizzato da un approccio che celebrava la fusione tra tradizione artigianale italiana e sperimentazione contemporanea.
Lo sapevi?
Durante il suo periodo in Bottega Veneta, Matthieu Blazy ha creato il celebre “denim in pelle” – jeans che sembravano denim ma erano realizzati in pelle stampata, dimostrando la sua maestria nel trompe-l’œil e nelle tecniche artigianali innovative.






