C’era un’attesa quasi elettrica nell’aria di Milano, tra il 24 febbraio e il 2 marzo 2026. Non la solita eccitazione stagionale — qualcosa di più. Una settimana da calendario storico, con tre grandi debutti simultanei che raramente si concentrano in un’unica edizione.
La MFW A/I 2026 è stata dominata dai debutti di Demna per Gucci e Maria Grazia Chiuri per Fendi, da una Prada che celebra l’arte del vestirsi e da nuovi direttori creativi in cerca di voce propria.
Il filo rosso? Il corpo — mostrato, glorificato, interrogato.
Il corpo come manifesto: Demna ridisegna Gucci
Model walking runway in black turtleneck gown with side slit and clutch, Gucci Fall Winter 2026 show
Se dovessimo scegliere un’immagine simbolo di questa stagione, sarebbe la passerella di Gucci. Demna Gvasalia — già architetto del caos creativo di Balenciaga — si è presentato al suo debutto ufficiale con una visione chirurgica e spiazzante: abiti che abbracciano il corpo come una seconda pelle, lontanissimi dall’oversize che lo aveva reso famoso.
Intitolata “Gucci Primavera” con un nod a Botticelli reinterpretato in chiave radicalmente contemporanea, la collezione ha condensato un’estetica da now assoluto — jersey scolpiti, mini dress lucidi, tailleur skinny con cut-out audaci — in uno spazio allestito come un museo di marmo bianco. Kate Moss ha chiuso lo show in un abito di paillettes con schiena nuda e tanga con logo in vista: un finale che ha fatto il giro del mondo in pochi minuti.
La critica si è divisa, come sempre accade quando un creativo osa davvero. C’è chi ha gridato al Tom Ford 2.0, chi ha letto nella mossa di Demna un gesto di intelligenza commerciale pura — riportare Gucci al sesso, alla cultura pop, alla riconoscibilità globale che il brand porta con sé perfino nelle rime rap. In front row: Shawn Mendes, Paris e Nicky Hilton, Demi Moore con un bob corto che sembrava ispirato direttamente alla collezione.









Fendi: “Meno io, più noi” — la filosofia di MGC
Maria Grazia Chiuri walking runway at Fendi FW2026 debut, surrounded by applauding crowd
Un giorno prima di Gucci, la scena era tutta per Maria Grazia Chiuri, che ha fatto il suo ingresso da Fendi con un motto che suona quasi come un atto politico: “Meno io, più noi”. Dopo anni di individualismo creativo nel lusso, il gesto collettivo — ispirato alle cinque sorelle fondatrici della maison — ha commosso anche le scettiche.
La collezione ha mescolato slip dress in seta scivolata, pizzi laserati, pellicce patchwork e denim streetwear in un guardaroba capace di abbracciare identità multiple. La collaborazione con l’artista Mirella Bentivoglio ha portato in passerella gioielli-archivio rivisitati, portatori di una narrativa femminista sottile ma presente. In prima fila, Uma Thurman, Monica Bellucci e Dakota Fanning — volti di una femminilità plurale e senza età.





Prada: l’arte del layering come linguaggio
Prada Fall Winter 2026 runway models in layered jackets, transparent coat, and white dress with printed skirts and boots
Miuccia Prada e Raf Simons non smettono mai di interrogare il senso del vestirsi. Questa stagione, il loro linguaggio è stato quello della sovrapposizione — non come stile, ma come atto quasi filosofico: strati di cachemire, pelle scamosciata, tessuti evanescenti abbinati a motivi circolari che si ripetono come un mantra visivo.
Bella Hadid è tornata in passerella per Prada, catalizzando l’attenzione su una collezione che oscilla tra gli anni Ottanta, lo sportswear e un massimalismo controllato con misura assoluta. La palette calda — nero, cioccolato, beige, con lampi di colore — ha costruito un guardaroba fuori dal tempo, per persone che scelgono i propri abiti con consapevolezza.






Marni e i nuovi volti creativi
La MFW 2026 non è stata solo una stagione di colossi. Da Marni, Meryll Rogge ha firmato il suo debutto come direttrice creativa con una sfilata sul tema delle radici e del ritorno — un guardaroba che dialoga con il passato senza nostalgia, attraverso decorazioni celtiche, ricami in pietre e tessuti che mostrano apertamente la propria costruzione.
Da Jil Sander, Simone Bellotti ha esplorato il concetto di home come punto di partenza emotivo, mentre Emporio Armani ha affidato a Silvana Armani — con Leo Dell’Orco — la prima collezione dopo la scomparsa di Giorgio, un gesto di continuità carico di significato.






I trend da ricordare
Questa stagione milanese ha consegnato un dizionario visivo chiaro:
- Il corpo al centro — non come provocazione ma come affermazione identitaria, da Gucci a Fendi fino a Dolce & Gabbana con il suo greatest hits di pizzo, lingerie e sagome costruttive
- Layering come metodo — Prada ha reso la sovrapposizione un atto poetico
- Ritorno alle radici — Marni, Fendi, Emporio Armani hanno tutti parlato di eredità e collettività
- Nuovi brand emergenti in calendario — Casa Preti, Simon Cracker, Florania, Tell The Truth, Venerdì Pomeriggio: la nuova generazione ha guadagnato palco ufficiale
- Il nero assoluto — dominante in Roberto Cavalli e Dolce & Gabbana, come un codice di stile universale che non tramonta mai
Ci sono edizioni che si dimenticano. Questa non sarà tra quelle. Tre grandi debutti nello stesso calendario, una città che ha saputo bilanciare la spettacolarità dei giganti con la freschezza dei nuovi nomi, e un tema trasversale — il corpo, il desiderio, l’identità — che attraversa le passerelle come un filo d’oro invisibile.
La moda, quando funziona davvero, non descrive il presente: lo anticipa. E Milano, questo febbraio, ha mostrato di saperlo ancora fare benissimo.
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