Il racconto di Bvlgari Academy, che ha formato (e assunto) 210 giovanissimi attraverso le parole di Nicolò Rapone, Bvlgari Jewellery Business Unit Operations Director della manifattura di Valenza.

Lo si è già detto tante volte: la moda con le sue 67.000 aziende, oltre 580.000 addetti e un valore complessivo che va oltre i 95 miliardi di euro in fatturato, può essere il trainante dell’economia italiana. E per farlo deve puntare sui giovani. Occhi puntati, dunque, sulla formazione e sui progetti aziendali volti all’inserimento di neodiplomati e neolaureati. Anche perché il fashion system non vuole solo stilisti, anzi, ma anche manager e un’infinita varietà di figure tecniche. Ecco allora perché è così importante conoscere i modelli di chi si è già preso l’impegno. Come ha fatto Bvlgari con la sua Jewellery Academy, il percorso iniziato nel 2017 all’interno della manifattura di Valenza che ha portato l’assunzione di 210 giovanissimi con nessuna esperienza pregressa. Come ha fatto lo racconta Nicolò RaponeBvlgari Jewellery Business Unit Operations Director della manifattura di Valenza.

Cos’è Bvlgari Jewellery Academy

Inaugurata nel gennaio 2017, la MANIFATTURA BVLGARI di Valenza ha accolto, oltre ai 380 dipendenti iniziali, altre 710 personela maggior parte dei quali impiegati nelle professioni chiave dell’oreficeria. Tutte passate per un percorso di quattro mesi all’interno di Bvlgari Jewellery Academy, una scuola di formazione interna, per un totale di 130.000 ore erogate. Che si aggiungono alle 50.000 destinate al resto del personale. Il risultato? Una manifattura con età media pari a 40 anni e, altro dato fondamentale, una rappresentanza femminile pari al 53%.

Giovani da tutta Italia

Ma chi sono e da dove vengono i 710 neoassunti? La risposta è da tutta Italia. L’azienda, infatti, si è mossa dal 2016 con una serie di Career Day in collaborazione con 18 istituti professionali posizionati nei principali distretti orafi italiani, in Veneto, Lombardia, Piemonte, Toscana, Lazio, Campania e Sicilia.

Una scuola (e un’azienda) 2.0

Parallelamente alla formazione, anche la logistica produttiva della MANIFATTURA ha visto una svolta, tutta tecnologica. Da chi trasforma il semilavorato con il processo a cera persa, antichissimo e rimasto pressoché invariato nel tempo, ai team che lavorano nelle isole di fabbricazione, composti da orafi, pulitori e incassatori, ogni persona ha a disposizione un tablet sul banco di lavoro per accedere alle informazioni tecniche necessarie durante la lavorazione, il sistema di gestione spettanze individuali e programmi di e-learning.

E’ sostenibile

L’edificio che ospita la MANIFATTURA rispetta gli standard LEED® (Leadership in Energy and Environmental Design) e ha ottenuto la certificazione GOLD a luglio 2017 dal Green Building Council degli Stati Uniti, organizzazione no profit che promuove la sostenibilità nella progettazione, costruzione e gestione degli edifici giudicando requisiti come la gestione del cantiere, utilizzo di materiali e risorse, gestione delle acqua, energia elettrica, qualità ambientale interna e mobilità sostenibile. E poi: la mobilità, con le navette aziendali gratuite su Valenza e da/per Casale, altro importante baricentro abitativo per i dipendenti, e il ristorante, completamente gratuito per i dipendenti e ricco di percorsi gastronomici volti a esplorare le tradizioni culinarie italiane. 

“Abbiamo progettato il ristorante aziendale pensando ad un ambiente accogliente e confortevole, dove i nostri dipendenti possano godere di un momento di relax durante la giornata lavorativaSiamo consapevoli che prestare attenzione ad ogni piccolo dettaglio fa la differenza sia per i nostri gioielli, sia per i nostri dipendenti, ristorante incluso! Comprendiamo il valore del cibo e le relazioni che sorgono attorno al suo consumo. Il nostro ristorante è un centro di aggregazione e può infondere un senso di coinvolgimento, non si può negare che il cibo e il benessere possano avere un impatto enorme sul business”, racconta Nicolò Rapone.

Fonte: Il racconto di Bvlgari Academy, che ha formato (e assunto) 210 giovanissimi, di Barbara Rossetti (IO DONNA)