Anna Wintour va in pensione: la regina di Vogue lascia dopo 37 anni

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C'è una mattina di fine giugno 2025 in cui il fashion system internazionale ha trattenuto il respiro. Anna Wintour, quella con il caschetto imperturbabile e gli occhiali scuri anche davanti alla Regina Elisabetta, ha convocato lo staff di Vogue America. «Cerco un nuovo leader per questa testata», ha detto. Così, dopo trentasette anni al comando della bibbia della moda, la direttrice più temuta e rispettata al mondo ha annunciato le dimissioni.

Non è esattamente andata in pensione — perché Dame Anna Wintour non fa nulla come gli altri. Resta Chief Content Officer di Condé Nast e continua a supervisionare tutte le edizioni internazionali di Vogue. Ma quella poltrona operativa, quella dove ogni giorno si decideva chi meritava la copertina e chi no, quella l'ha lasciata. E con lei, un'epoca.

Chi prenderà il posto di Anna Wintour a Vogue America?
La domanda rimbalza tra le redazioni di mezzo mondo. Chioma Nnadi, responsabile dei contenuti di British Vogue, è la candidata più accreditata. Ma sarà difficile per chiunque riempire le scarpe di una donna che ha trasformato una rivista di nicchia in un impero culturale da 350 miliardi di dollari. Wintour non si è limitata a scegliere abiti: ha costruito carriere, distrutto reputazioni, lanciato John Galliano e Marc Jacobs, ridisegnato il Met Gala fino a renderlo l'evento più atteso dell'anno.

Nel 1988, quando arrivò alla direzione, la sua prima copertina fece scandalo: Michaela Bercu fotografata da Peter Lindbergh, con un paio di jeans da 50 dollari e una giacca Christian Lacroix da 10.000. Era la prima volta che il denim entrava su Vogue. Quel numero diceva tutto: la moda poteva essere elitaria e popolare insieme, couture e strada, arte e mercato.

Lo sapevi? Anna Wintour si sveglia ogni mattina alle 5:45 per giocare a tennis. Alle feste resta esattamente 20 minuti. A letto tutte le sere alle 22:15. La disciplina è la sua arma segreta — e anche il suo personaggio pubblico.

Perché Anna Wintour lascia proprio ora la direzione di Vogue?
A 75 anni, avrebbe potuto restare. Nel 2018 Condé Nast l'aveva nominata "direttrice a vita". Eppure ha scelto di fare spazio. «La mia soddisfazione più grande è sostenere una nuova generazione di editor», ha dichiarato nella riunione d'addio. Parole che suonano sincere, ma anche strategiche: Wintour non molla il potere, lo ridistribuisce. Da Global Editorial Director continuerà a decidere linee editoriali, copertine, collaborazioni.

La sua eredità è immensa. Ha portato Michelle Obama, Kamala Harris, Serena Williams e Beyoncé in copertina, trasformando Vogue in una piattaforma politica e culturale, non solo estetica. Ha fatto della sostenibilità un tema centrale anni prima che diventasse trendy. Ha reso il Met Gala una macchina da decine di milioni di dollari per il Metropolitan Museum of Art.

E sì, ha anche ispirato Miranda Priestly, il personaggio glaciale di Meryl Streep ne Il Diavolo veste Prada. Alla prima del film si presentò con un abito Prada, dichiarando di averlo apprezzato. «Tutto ciò che rende la moda glamour e interessante è meraviglioso per la nostra industria», disse. Autoironia? Strategia? Con Anna Wintour non si sa mai.

Miranda Priestly e Anna Wintour

Cosa significa l'addio di Anna Wintour per il mondo della moda?
Significa che un'epoca finisce davvero. Quella in cui una sola persona — con un paio di occhiali scuri e una frangia impeccabile — poteva decidere chi contava e chi no. Wintour ha plasmato la moda globale per quasi quattro decenni, ma il settore è cambiato. I social media hanno democratizzato l'influenza, i giovani creator su TikTok dettano tendenze più velocemente di qualsiasi rivista patinata.

Eppure, c'è chi dice che Wintour non se ne va davvero. «Si ritira, restando», ha scritto Panorama. Nuclear Wintour — così la chiamavano in redazione per la sua capacità di "fare saltare il banco" — mantiene tutti i ruoli che contano. Chi arriverà alla guida di Vogue America risponderà a lei. Le edizioni internazionali passeranno ancora dal suo giudizio. Il Met Gala continuerà a portare la sua firma.
Forse è questo il vero colpo di genio: lasciare la scena quotidiana mantenendo il controllo della narrazione. Wintour ha capito che il potere vero non sta più nella scrivania ma nella visione complessiva. E quella, nessuno gliela toglie.

Se vuoi capire l'eredità di Wintour, guarda il documentario The September Issue (2009). Mostra la preparazione del numero di settembre di Vogue: pressione, creatività, nevrosi. E lei, imperturbabile al centro di tutto.

Anna Wintour ha cambiato per sempre il modo di raccontare la moda?
Senza dubbio. Prima di lei, Vogue era una rivista elitaria che parlava alle élite. Lei l'ha trasformata in un fenomeno culturale che ha influenzato cinema, politica, musica, arte. Ha mescolato high fashion e street style, celebrità e modelle sconosciute, tradizione e provocazione.

Ha capito prima di altri che la moda non era più solo vestiti: era identità, posizionamento, messaggio. Per questo ha portato in copertina attivisti, atlete, first lady. Per questo ha reso il Met Gala un palcoscenico dove moda, beneficenza e spettacolo si fondono.

Wintour

La sua Vogue ha scoperto talenti fotografici come Mario Testino e Annie Leibovitz, ha reso celebri stylist oggi leggendari, ha consacrato brand emergenti. Ma ha anche chiuso porte con la stessa facilità con cui le apriva. Chi finiva nella sua lista nera spariva dalle pagine della rivista — e spesso dal giro che contava.
Adesso, mentre lascia la direzione operativa, rimane una domanda: sarà davvero possibile fare moda senza Anna Wintour? Probabilmente sì. Ma sarà diversa.

Il caschetto resta, gli occhiali scuri anche. Anna Wintour non va da nessuna parte — cambia solo poltrona. E forse è proprio questo il suo ultimo, perfetto, insegnamento: il vero potere non ha bisogno di titoli, ma di visione. La moda continuerà senza di lei alla guida quotidiana di Vogue America. Ma il suo segno resterà indelebile su ogni copertina, ogni tendenza, ogni passerella dei prossimi anni.Se la storia della moda contemporanea è un libro, Anna Wintour ne ha scritto almeno tre capitoli da sola. Il resto è ancora da scrivere.

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