Chloe Malle al Met Gala 2026 con abito Colleen Allen color persimmon
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Chloe Malle al Met Gala 2026 in Colleen Allen: chi è la nuova donna forte di Vogue

Maria Cattini
Maria Cattini

Chloe Malle è arrivata al Met Gala 2026 in Colleen Allen, con un abito color persimmon ispirato a Flaming June, il celebre dipinto di Frederic Leighton. La scelta è stata citata da Vogue nel racconto post-evento del podcast The Run-Through: un dettaglio solo in apparenza mondano, perché Malle non è una celebrity qualsiasi sulla scalinata del Met. È la donna che, dal settembre 2025, guida i contenuti editoriali di Vogue US, mentre Anna Wintour resta direttrice editoriale globale di Vogue e chief content officer di Condé Nast. 

Il suo nome, fino a poco tempo fa, circolava soprattutto tra chi osserva la moda da dentro: redazioni, passerelle, strategia digitale, podcast, eventi, traffico web. Ora invece Chloe Malle è diventata una figura da leggere con più attenzione. Non perché abbia sostituito Anna Wintour nel senso spettacolare del termine. Sarebbe troppo facile, e anche inesatto. Malle è entrata in una struttura dove Wintour continua ad avere un ruolo globale, ma ha preso in mano la parte più delicata: il racconto quotidiano di Vogue America.

Chi è Chloe Malle?

Chloe Malle al Met Gala 2026 con abito Colleen Allen color persimmon

Chloe Malle ha 39 anni, è figlia dell’attrice Candice Bergen e del regista Louis Malle. Questo basterebbe a farne un profilo culturalmente riconoscibile, ma non basta a spiegare la sua ascesa dentro Vogue. Il dato davvero rilevante è un altro: Malle lavora nella testata dal 2011 e negli anni ha attraversato ruoli editoriali, social, progetti speciali e digitale. Dal 2023 si è occupata di Vogue.com, prima della nomina a Head of Editorial Content di Vogue US. 

La sua storia professionale racconta bene il cambio di temperatura dell’editoria moda. Una volta la direzione di una rivista si misurava quasi tutta sulla copertina: chi finiva in cover, con quale fotografo, con quale styling, con quale frase. Oggi una direttrice deve capire anche il ritmo del sito, la grammatica dei social, il peso dei podcast, la costruzione degli eventi, la velocità con cui una notizia moda diventa conversazione globale e poi sparisce.

Malle arriva da lì: non dal mito della scrivania chiusa, ma da un sistema editoriale più mobile, dove Vogue non è solo un magazine da sfogliare ma un organismo fatto di immagini, audio, video, newsletter, red carpet, archivi, community e appuntamenti live.

Chloe Malle al Met Gala 2026

Chloe Malle al Met Gala 2026 con abito Colleen Allen color persimmon

Il Met Gala 2026 si è tenuto il 4 maggio 2026 e ha accompagnato Costume Art, la mostra del Costume Institute dedicata al rapporto tra abito, corpo e arte. British Vogue ha ricordato che l’esposizione mette in dialogo capi storici e contemporanei con opere appartenenti alla lunga storia del Metropolitan Museum of Art

Dentro un tema così, Malle avrebbe potuto scegliere un abito-manifesto, una maison gigantesca, un ingresso da nuova sovrana. Ha scelto Colleen Allen. Colleen Allen non è un nome da red carpet sovraesposto. È una designer più laterale, più da osservatori attenti che da consumo rapido. L’abito persimmon citato da Vogue, ispirato a Flaming June, lavora su un immaginario pittorico preciso: un colore caldo, quasi da frutto maturo; una sensualità non aggressiva; un riferimento artistico leggibile ma non travestito da costume.

La scelta funziona perché somiglia a Malle: non cerca l’effetto “nuova Anna”. Non forza la scena. Non entra con il passo di chi vuole dimostrare qualcosa a tutti i costi. Porta invece una dichiarazione più sottile: Vogue può restare autorevole anche quando smette di parlare solo con la voce del potere assoluto.

Anna Wintour è davvero uscita di scena?

Chloe Malle al Met Gala 2026 con abito Colleen Allen color persimmon

No. Ed è qui che la storia diventa più interessante. Anna Wintour non ha lasciato Vogue in senso pieno. Ha lasciato la gestione editoriale diretta di Vogue US, ma continua a restare una figura centrale nel sistema globale: direttrice editoriale globale di Vogue e chief content officer di Condé Nast. Nel file di riferimento il passaggio è spiegato con chiarezza: Malle guida l’editoriale americano, Wintour conserva il perno strategico del marchio Vogue su scala internazionale. 

Questa distinzione è decisiva. Non siamo davanti a una successione teatrale, con una regina che esce e una nuova regina che entra. Siamo davanti a una redistribuzione del potere. Wintour resta legata agli eventi globali, alla forza simbolica di Vogue, al Met Gala, a Vogue World, alla diplomazia del lusso. Malle si occupa del racconto editoriale americano: quello che ogni giorno deve trasformare Vogue in un prodotto vivo, leggibile, desiderabile, competitivo.

È meno romantico di una grande abdicazione. Ma è molto più vero.

Che cosa possiamo aspettarci da Chloe Malle?

La prova vera non sarà un abito. Non sarà neppure una singola copertina. Sarà la capacità di far evolvere Vogue US senza spezzarne l’autorità.

Malle dovrà muoversi dentro una tensione quasi sartoriale: abbastanza continuità da non perdere l’identità di Vogue, abbastanza cambiamento da non sembrare una custode temporanea. Dovrà parlare ai lettori storici, agli inserzionisti, alle celebrity, agli stylist, ai fotografi, ai direttori creativi, ma anche a un pubblico più giovane che incontra Vogue su TikTok, Instagram, podcast o Google prima ancora che in edicola.

Chloe Malle non deve diventare Anna Wintour. Deve dimostrare che Vogue può avere un futuro anche senza vivere soltanto della sua ombra.

E forse il punto è tutto qui: non si eredita Vogue indossando una corona. Lo si tiene vivo scegliendo, ogni giorno, cosa merita ancora attenzione.