Secondo il sessuologo Emmanuele A. Jannini, in un’epoca in cui maschi e femmine rubano gli uni dall’armadio delle altre, “la scarpa è rimasta l’ultimo avamposto della femminilità”.

Aggiunge Gaia Vicenzi, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale: «Il piede è a lungo coperto, ma è anche il primo a scoprirsi nell’intimità: quando entriamo in casa, la prima cosa che ci togliamo sono le scarpe. È la fine e l’inizio della comunicazione a due attraverso i corpi, si scende “coi piedi per terra” e ci si mette su un piano di parità».

E così la ballerina alla Audrey Hepburn, che a noi donne piace tantissimo, molti uomini la considerano “ammazza-sesso”.

«Lo stile dell’attrice era all’insegna dell’eleganza e della raffinatezza, ma si tratta di una scarpa un po’ infantile che nell’immaginario maschile è l’antitesi della sensualità e della provocazione, e spegne quella fantasia che invece il tacco alto o uno stivale fetish accende immediatamente. Di più quando il tacco 12 conferisce a chi lo indossa un’andatura ancheggiante e sexy o un po’ esitante, e un piede che appare più piccolo di com’è».

Nell’800 c’era chi strumentalizzava i tacchi per dimostrare che le donne non meritavano il diritto di voto: in un editoriale del New York Times del 1871, si legge: «… sembra che alcuna forma di buonsenso, indipendenza o temperamento equilibrato riesca a liberare dalla schiavitù della moda… Suffragio! Diritto di voto! Prima mostrateci una donna che sia abbastanza assennata e libera da vestirsi con gusto senza scarpe che distruggano tanto la sua comodità quanto il suo portamento».

Lo sceicco Abd al-Aziz ibn Baz nel 1999 ne vietò l’uso in Arabia Saudita perché rendevano le donne più attraenti.

In Giappone, invece, l’anno scorso migliaia di donne hanno firmato una petizione contro l’obbligo di indossare scarpe con i tacchi al lavoro: è il movimento #kutoo, da kutsu, scarpa e kutsuu, dolore, lanciato con un tweet virale dall’attrice Yumi Ishikawa.

La richiesta in Parlamento del movimento #kutoo è stata stroncata dal ministro del Lavoro e della Salute giapponese, Takumi Nemoto, per il quale «indossare tacchi alti sul posto di lavoro è necessario e appropriato».