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La rivoluzione del lusso nella moda e nella cosmetica

La rivoluzione del lusso: come il concetto di lusso nella moda e nella cosmetica è cambiato dagli anni ’60 ad oggi, con un focus sull’accessibilità e la diversità.

Negli anni ’60, il campo della moda distingueva con grande chiarezza la haute couture e il vestire comune: la prima costituiva un lusso molto esplicito e anche un rito piuttosto sofisticato che aveva peraltro una funzione trainante rispetto all’intero settore tessile e del gusto in generale. Secondo questa logica, il profumo rappresentava un ulteriore, essenziale, contributo a una concezione del mondo per la quale tutte le donne del mondo vagheggiavano un’unica eleganza ideale e vi si adeguavano. Questa realtà, tuttavia, è stata soggetta a profonde trasformazioni nel corso dei decenni successivi, portando a ciò che oggi definiamo “la rivoluzione del lusso”.

La rivoluzione del lusso: Evoluzione della Moda e del Lusso

Gli Anni ’60 e ’70: La Nascita del Prêt-à-Porter

Con gli anni ’70 e quelli successivi, soprattutto in quei paesi latini connotati da un rapido incremento del potere medio d’acquisto, la consuetudine antica delle famiglie di avvalersi di una rete di sartorie, sarte e sartine (tutte ispirate dalle riviste di moda) tende ad essere soppiantata dalla insorgente moda pratica, di “secondo livello” ma indirizzata ad una massa consistente di acquirenti che intendevano accedere al gusto alto-borghese. Il prêt-à-porter, infatti, è l’esplicitazione di una moda non più lontana e irraggiungibile come quella tradizionale, ma più accessibile a tutto il genere umano e quindi numericamente più desiderabile.

Anche il prodotto cosmetico, e in particolare il profumo, inizia a rivolgersi alle masse. Attraverso confezioni e flaconi sempre più “preziosi”, diviene appetibile a una più estesa gamma di strati sociali che, inizialmente, non potevano neppure immaginare di raggiungere certe raffinatezze. Questo periodo vede il lusso trasformarsi da esclusivo a più inclusivo, rendendo il concetto di eleganza accessibile a un pubblico più ampio.

Gli Anni ’80 e ’90: Il Lusso Democratizzato

Per motivi estranei a quella sorta di rivoluzione sessantottina ma piuttosto legati all’evoluzione delle logiche dell’industria, l’ideale di una alta moda irraggiungibile (che coinvolgeva una ristrettissima cerchia di persone assai sofisticate) evolve ad una dimensione “sociale” che esige un globale miglioramento delle forme d’apparire e d’essere. Ciò comporta l’istituzione di fasce produttive di media qualità e così anche il formarsi di un’utenza di quello stesso livello.

In tempi assai più recenti il ruolo-pilota detenuto dai creatori di moda si è molto attenuato e, al suo posto, affiora un interesse generale per il comfort personale, per certi modi di rifinire la persona che non saranno più legati alla imitazione più attenta possibile di pochi modelli esterni, bensì alla manifestazione di proprie capacità interiori in un universo sempre più polimorfico e articolato.

Negli anni ’60 era impensabile che i dettami della moda fossero contraddetti da chicchessia senza che ciò apparisse come una discutibile forma di trasgressione, un capriccio bizzarro in quanto “controcorrente” e perciò anche censurabile. Oggi è difficile invece immaginare che qualcuno possa dettare regole certe per tutti, poiché è proprio la diversità a caratterizzare i comportamenti quotidiani delle persone; anche nel campo cosmetico e perfino nel relativo packaging l’emergenza della personalità si fonda sul livello di estremizzazione che ogni singola scelta culturale e formale comporta da parte del singolo.

Il Lusso Oggi: Personalizzazione e Diversità

Il lusso non è un comportamento necessariamente esagerato e imperativo, ma è il testimone di una multiforme, divertente, poliedrica diversità che suggerisce ai settori produttivi molti gradi di approfondimento; e, attraverso il mix delle materie e delle forme dei cosmetici e delle essenze, oggi il settore profumiero cerca in tal senso il più possibile di far fronte a un pubblico differenziato e articolato quanto mai.

La rivoluzione del lusso: Il Mito dell’Alta Moda

La leggenda dell’alta moda, che prese origine sostanzialmente nel periodo tra le due guerre e nel dopoguerra dell’ultima, conserva nonostante tutto ancora un fascino straordinario. Il fatto che gli stilisti tornino oggi, più e più volte, su certe invenzioni stilistiche o su certi risultati estetici (soprattutto degli anni ‘25-‘30, caratterizzati dal Decò, ma anche degli anni ‘40 e perfino degli anni ‘50) evidenzia la nostalgica aspirazione per quei traguardi ora del tutto irraggiungibili. Negli anni d’oro di Hollywood o nei fasti degli Onassis risiede un fascino da fotoromanzo che, col tempo, non perde ma, semmai, guadagna di interesse.

Oggi si cerca spesso di emulare i livelli altissimi raggiunti dall’eleganza umana (di cui Jackie Kennedy, Audrey Hepburn, Marlène Dietrich e altre “divine” sono state le insuperate esponenti), un esercizio difficile oltre che costoso; si ritorna volentieri a quel momento d’oro perché corrispondeva a una sorta di fabbrica di grandi sogni, speranze positive per l’umanità. Il fasto che caratterizzò certe città e certe nazioni (il mito di Parigi come luogo deputato all’elaborazione di comportamenti) e, soprattutto, l’ampiezza del fenomeno sono ai nostri giorni del tutto inimmaginabili.

La rivoluzione del lusso ha portato a una democratizzazione della moda e della cosmetica, rendendo questi settori più accessibili e diversificati. Dalla haute couture degli anni ’60, riservata a pochi eletti, siamo passati a un mondo in cui il prêt-à-porter e i prodotti cosmetici di lusso sono a disposizione di un pubblico molto più ampio. Questo cambiamento riflette una società in continua evoluzione, dove la personalizzazione e l’espressione individuale sono diventate elementi chiave del concetto di lusso.