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3 motivi per cui abbiamo bisogno della vitamina C per la pelle

Ecco alcuni benefici della vitamina C nella vostra routine, sia in formato orale che topico.

1. Aiuta a combattere i radicali liberi dei raggi UV

Anche se la vitamina C non protegge la pelle come la protezione solare, i sieri e le creme topiche con il famoso antiossidante svolgono comunque un ruolo nel mantenere la pelle sana a livello cellulare. Infatti, l’esposizione della pelle ai raggi UV genera radicali liberi che hanno il potenziale di innescare una reazione a catena che può interferire con le normali funzioni cellulari.

Quando la pelle si trova in uno stato prolungato di stress ossidativo (grazie ai radicali liberi), l’invecchiamento fisico della pelle (cedimenti, rughe sottili, ecc.) potrebbe seguirlo. Fortunatamente, le proprietà antiossidanti della vitamina C limitano gli effetti dei radicali liberi, svolgendo così un ruolo significativo nella prevenzione dei segni di invecchiamento cutaneo provocati dai raggi UV.

2. Supporta la sintesi del collagene

La vitamina C è un cofattore chiave nella sintesi del collagene e dell’elastina, che contribuiscono a dare alla pelle un aspetto turgido e giovane.

Per questo motivo, è necessario assumere prioritariamente anche la vitamina C, per sostenere la propria produzione di collagene e ottimizzare gli integratori di collagene che si stanno assumendo. Inoltre, il corpo non produce naturalmente la vitamina C, che deve quindi essere ingerita quotidianamente per soddisfare il nostro fabbisogno nutrizionale.

3. Promuove una sana risposta infiammatoria

I sieri alla vitamina C aiutano a inibire i radicali liberi che causano stress ossidativo alla pelle. Questo, a sua volta, aiuta a proteggere dalle irritazioni causate dai radicali liberi. Sebbene la vitamina C possa essere un’ottima opzione per favorire una pelle tranquilla (grazie alla sua capacità di sostenere l’equilibrio infiammatorio), non sarà l’ingrediente migliore da applicare se la vostra pelle è particolarmente reattiva. Meglio optare per ingredienti in grado di sostenere la barriera cutanea, come ceramidi, peptidi e acido ialuronico.

Proprio come per l’idratazione della pelle, è importante affrontare la vitamina C dall’interno e dall’esterno. I sieri di vitamina C per uso topico hanno innumerevoli benefici, come avete letto sopra, ma ingerire quantità adeguate di vitamina C ha un lungo elenco di altri benefici per tutto il corpo. Se non siete sicuri di consumare abbastanza vitamina C (spoiler: probabilmente non lo state facendo), potreste prendere in considerazione l’idea di far controllare i vostri livelli e di prendere in considerazione integratori di vitamina C di alta qualità per assicurarvi la sufficienza giornaliera di vitamina C.

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“Stella, finiscila di far sentire in colpa chi indossa la pelle!”

Una sfida, un invito: Cotance, l’associazione europea della pelle, chiede un confronto pubblico con Stella McCartney. Per spiegarle, per illustrarle una volta per tutte le buone ragioni dell’industria conciaria. Per interrompere il circuito comunicativo vizioso che vuole spingere non solo chi produce, ma anche chi indossa la pelle a sentirsi in colpa. La stilista, come vi abbiamo già raccontato, ha approfittato della cornice del vertice COP26 di Glasgow per chiedere alla moda e al design di bandire l’uso della pelle. In nome della sostenibilità, a suo dire, ha lanciato una raccolta firme. Tutte fandonie. Nella sua lettera aperta Manuel Ríos, titolare della conceria spagnola Inpelsa e presidente Cotance (nella foto, a sinistra), spiega perché.

La insostenibile battaglia di Stella

“Capiamo che ci possa essere chi, come te, per ragioni filosofiche non vuole consumare o utilizzare prodotti animali. Lo rispettiamo – scrive Ríos –. Ma promuovere questo credo su scala globale non ha senso: va contro la logica dell’economia circolare”. La pelle è un sottoprodotto dell’industria alimentare, ricorda il presidente di Cotance, che la concia sottopone a un circolare processo di nobilitazione. L’unica alternativa è la discarica, o l’inceneritore. “Non c’è mucca, pecora o capra macellata per la sua pelle – tuona Ríos –. Finché le persone su questo pianeta mangeranno carne, ci saranno pelli grezze. Che o impiegheremo in conceria, o butteremo in discarica”.

Basta sensi di colpa

Agitare l’idea, come fa Stella McCartney, che smettere di usare la pelle (e la pelliccia) sia una soluzione green è sbagliato. Alla stilista ha già risposto UNIC – Concerie Italiane. L’unico risultato sarebbe sabotare un’industria circolare, rendere necessario il maggiore utilizzo di materiali sintetici e aumentare, infine, i volumi di rifiuti da smaltire. McCartney deve essere consapevole che “abolire l’uso della pelle può solo generare inquinamento”, ammonisce Ríos. Così come chi indossa la pelle dovrebbe essere libero di farlo “senza sensi di colpa” indotti da altri. Per questo il presidente di Cotance invita Stella McCartney “a discutere di questi argomenti nelle condizioni a lei più gradite”. Tutto, a patto che la smetta “di calunniare un’industria umile, ma legittima – conclude – che rende un servizio circolare alla società, produce bellezza duratura da uno scarto e che si sforza per l’eccellenza sociale e ambientale”.

Margiela: un film, anzi 2 per raccontare l’artigianalità e la pelle – VIDEO

Margiela. Un film, anzi 2, per raccontare il percorso di creazione di una collezione, dove la pelle è protagonista.

Maison Margiela ha scelto di rivelare al pubblico i suoi segreti, mostrando come le idee di John Galliano e del suo team stilistico si sviluppano, tra artigianalità e industrializzazione.

Lo ha fatto, quindi, attraverso due video firmati dall’image maker Nick Knight.

Video in cui il materiale pelle è studiato, modellato e lavorato a mano per la realizzazione di calzature originalissime.

Un film, anzi 2

Il primo film, dal titolo S.W.A.L.K (pubblicato a luglio 2020), svela il processo di realizzazione della collezione autunnale 2020 di Maison Margiela, denominata Artisanal.

Il secondo, S.W.A.L.K 2, è uscito l’ultimo giorno della Paris Fashion Week (il 6 ottobre 2020) e presenta la collezione co-ed per l’estate 2021.

In entrambi i progetti gli input stilistici di Galliano s’intervallano alla creazione manuale che passa attraverso la scoperta dei materiali, utilizzati in modo sperimentale.

Come si può ammirare attorno al minuto 24 di S.W.A.L.K  e al minuto 10 di S.W.A.L.K 2.

Ora, non vi resta che cliccate Play.

S.W.A.L.K

FONTE

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Tutte le chicche in pelle nell’asta dei cimeli di Hollywood

C’è molta pelle nell’asta dei cimeli di Hollywood.

L’1 e 2 dicembre 2020 Prop Store, società che recupera oggetti di scena dal 1998, lancia da Londra la Prop Store Entertainment Memorabilia Live Auction.

Sarà una delle più importanti vendite di costumi e oggetti rappresentativi di film iconici che hanno fatto la storia del cinema. Tra i cimeli sotto i riflettori tantissimi oggetti in cui la pelle è protagonista.

I cimeli di Hollywood

La società metterà l’elenco degli oggetti a disposizione degli interessati solamente tra una settimana, ma ci sono delle anticipazioni. Uno dei pezzi che attirerà più attenzione è sicuramente la giacca in pelle rossa di Tyler Durden, vale a dire Brad Pitt (nella foto) nel film Fight Club.

Il prezzo si aggirerà tra i 26.000 e i 38.000 dollari. Anche gli stivaloni di Vivian Ward (Julia Roberts) dal set di Pretty Woman andranno all’asta a un prezzo che si aggirerà tra i 13.000 e i 19.000 dollari.

Il leggendario bomber in pelle di Pete Maverick Mitchell (Tom Cruise) da Top Gun dovrebbe raggiungere un prezzo variabile tra 15.000 e 21.000 dollari. In pelle sono anche le scarpe di Neo (Keanu Reeves) in The Matrix Reloaded.

La società venderà il costume completo a un prezzo compreso tra 52.000 e 78.000 dollari. Dovrebbe infine superare facilmente i 13.000 dollari la corsa per accaparrarsi il cappello in pelle da pirata del capitano Jack Sparrow (Johnny Depp) nel capitolo On Stranger Tides de I Pirati dei Caraibi.

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Pelle, giacca biker

Pelle, giacca biker, l’intramontabile evergreen con tutto

Pelle, giacca biker

è il must have della moda autunno inverno 2020/21. L’intramontabile giacca in pelle non ha bisogno di presentazioni.

Popolari da sempre, indistruttibili, glamour e dal retrogusto rock, calzano a pennello per innumerevoli tipologie di look: dall’abitino da cocktail al tubino nero, dal casual per eccellenza fatto di jeans & T-shirt fino ad arrivare all’haute couture di abiti lunghi da sera, la giacca a”chiodo” si dimostra una compagna ideale per ogni occasione.

Perché chiodo?

I fratelli Irving e Jack Scott iniziarono a fabbricare a mano in una piccola bottega nel Lower East Side di New York.

Solo nel 1928, tuttavia, questo capo divenne un cult: creato ad hoc per un motociclista di passaggio. I fratelli pellettieri ebbero la buona idea di aggiungere una cerniera, decretandone il successo nella sottocultura biker.

Proprio i motociclisti furono gli ambasciatori della moda che sarebbe esplosa nel giro di pochi anni: con l’aiuto del distributore Long Island per Harley Davidson, i fratelli Scott riuscirono a trasformare il chiodo in leggenda.

Sono tantissimi, i designer che hanno scelto di reinterpretare questo capo intramontabile:

da Alexander Wang a Versace, passando per Celine, Louis Vuitton e Tom Ford.

Sofisticato ed elaborato, il trench lungo in pelle di Saint Laurent.

La giacca a chiodo, il mito che non tramonta mai e che merita un posto speciale nel nostro armadio come nel nostro cuore.

by Virgy

pelle biker giacca

 

Macchie e acne

Acne tardiva e macchie sulla pelle, come affrontarle in quarantena

L’isolamento forzato ci ha indotte a vivere una vita più make-up free, rendendo più evidenti piccole imperfezioni della pelle, come macchie e acne occasionale.

Ecco alcuni consigli per gestirle.
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L’inverno sulla pelle: un’infografica sulla corretta idratazione del corpo

Per sottolineare l’importanza dell’idratazione per la pelle, Nivea ha creato l’infografica “Inverno e pelle secca” in vista dell’arrivo della stagione più fredda, che vi proponiamo.

Ogni anno in concomitanza all’abbassamento delle temperature si presentano puntualmente i classici inestetismi della cute: arrossamenti, prurito, pelle poco elastica o facilmente irritabile. Le zone più colpite sono tipicamente braccia, gambe, viso e mani, che sono anche tra le più delicate del corpo.

Il principale motivo alla base di tutte queste problematiche è la scarsa idratazione cutanea e la spiegazione è proprio nella composizione della pelle: il derma contiene il 70% di acqua, mentre l’epidermide (ossia lo strato più esterno) ha una percentuale che varia dal 35% al 20%. Non appena la percentuale di acqua presente scende al di sotto del 20% si presentano le prime conseguenze e la pelle diventa secca e screpolata.

L’inverno è dunque una stagione che mette a dura prova la pelle: il freddo restringe i vasi sanguigni mentre gli ambienti troppo caldi possono ridurre l’umidità dell’aria. I consigli per una corretta idratazione della pelle vanno dall’applicare delle creme idratanti intensive e nutrienti al seguire una corretta alimentazione che comprenda alimenti ricchi di vitamina A, B, C ed E e sali minerali come magnesio, zino e selenio.

Infine, dato che il 24% degli italiani dichiara di bere meno di 1 litro al giorno, va detto che la quantità consigliata di acqua è di circa 2 litri al giorno e che al contrario andrebbe ridotta l’assunzione di alcool e caffè che aumentano la disidratazione.

 

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Dal Messico la pelle economica a base di fico d’india

Una pelle completamente ecosostenibile, versatile, adatta a numerose lavorazioni per accessori, complementi d’arredo e abbigliamento. Fatta, però, non con materiali plastici o pelle animale, ma con i fichi d’india.

Sono di Guadalajara (Messico), i due giovani che hanno creato la prima pelle vegetale a base di foglie di fico d’india: Adrián López e Marte Cazárez hanno speso due anni di ricerca per offrire una valida alternativa alla pelle e al cuoio partendo da una pianta simbolo del Messico, che in quelle terre cresce spontaneamente e in abbondanza. La sperimentazione è durata due anni e sono riusciti a trovare un sostituto alla pelle che fosse rispettoso dell’ambiente e degli animali. Dalle recenti sperimentazioni è emerso che questo prodotto è dotato di resistenza e ottima qualità.

Eravamo abituati a pelli vegetali ricavate da buccia di mela o dall’ananas ma i questo caso l’innovazione ci è data dal fico d’india. “Se il fico d’India è buono per la pelle, perché non usarlo per creare la pelle?”, affermano i due giovani. “Questo perché in Messico, così come da noi nel Sud Italia, il fico d’india è molto diffuso e necessita di poca cura”.

Il nopal, il fico d’india, appunto, è stato scelto dopo una serie di prove ed errori con altre materie prime, ed è una pianta usata da tempo nell’industria cosmetica per la realizzazione di shampoo, creme e preparati vari, poiché possiede tutte le caratteristiche adatte anche al settore manifatturiero.Ed è proprio un po’ per caso, maneggiando un flacone di un cosmetico, che Adrián e Marte, insieme a un’équipe di ingegneri e in stretta collaborazione con agricoltori e contadini delle realtà locali dei villaggi messicani,  hanno deciso di dedicare anni a studiare come ottenere un materiale similpelle a partire dal fico d’india. Per fare del bene all’ambiente, minacciato dalla poca sostenibilità della pelle animale, ma anche all’economia del paese, che potrebbe ancora di più puntellarsi sulle coltivazioni di fico d’India su scala industriale.

Questo perché il fico d’india è una pianta grassa, autoctona e perfettamente inserita nel biosistema messicano, non necessita di molta acqua, non comportando dispendio di costi per l’irrigazione dei campi e spreco, e, soprattutto, è coltivata e prodotta da sempre, potendo quindi contare sul know-how e l’abilità dei raccoglitori e degli agricoltori locali. Producendo ricchezza e redistribuendola sul territorio.

Il prezzo della nuova pelle vegetale è di 25 dollari al metro. Ci si augura che vi siano sempre maggiori acquisti di pelle vegetale per garantire meno uccisioni animali, più tutela dell’ambiente e più benefici per tutti i produttori che coltivano fichi d’india.

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Tendenza per l’inverno: pelle, pelle, pelle di tutti i tipi

Nera o colorata, questa stagione la pelle è sfrontata ma elegante. Nuovi elementi passepartout declinati in tutte le fogge possibili, per dare il tocco selvaggio ed elegante quanto basta agli outfit invernali della prossima stagione. Oltre alla star indiscussa della prossima stagione, il chiodo, celebrato in tutte le varianti (da quello borchiato di Balmain al basico punk di Altuzarra, fino a quello patchwork di Mugler), le tendenze spaziano dai trench lunghi e lucidi un filo over-size di taglio maschile come da Balenciaga e Olivier Theyskens, ai caban tre quarti abbondanti in pelle robusta come da Saint Laurent e Lemaire.

Oltre agli shorts cortissimi e a vita alta di Hermès e Isabel Marant, si è vista la mini-skirt in pelle nera di ispirazione rock come nella collezione di Givenchy e in versione leggera e fluttuante come da Valentino e sono tornate le giacche a effetto mantella in stile anni Sessanta come nei look proposti da Guy Laroche e Maison Margiela.

Sempre di derivazione anni Sessanta anche i flash di pelle argentata di Courreges e Marine Serre, mentre gli anni Settanta ritornano in salsa contemporanea nei montoni di Chloe e Celine e nelle giacche doppiopetto in nuance cuoio naturale di Rokh e Rochas. Non mancano gli accenti in pelle sugli outfit in tessuti fluidi, come la cinture rigide e alte di ispirazione classica di Elie Saab e Loewe. Il flash di colore vivo invece, per la prossima stagione vira verso le tonalità di rosso, da indossare preferibilmente in campiture estese come nei look di Cedric Charlier e di Rick Owens.