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Alighiero Boetti arazzi elisabetta franchi

Ricami e richiami. L’ultima querelle sul plagio degli arazzi

“Un’iniziativa, mai autorizzata, di Elisabetta Franchi che usa arbitrariamente la firma di Boetti per promuovere la collezione, già realizzata anch’essa in modo arbitrario”, così denuncia su Instagram Agata Boetti, figlia del grande artista Alighiero Boetti, nei confronti della nota stilista alla guida dell’omonima casa di moda.

I capi iconici della recente collezione, presentata durante l’ultima Milano Fashion Week, sono infatti caratterizzati da una composizione di lettere multicolore che vanno a formare il nome della designer e rievocano gli arazzi grafici dell’artista, il cui nome viene oltretutto richiamato, insieme al logo dell’archivio Boetti, sulle vetrine delle boutique della maison di moda.

L’indebita appropriazione del nome di un artista per promuovere una linea di abbigliamento crea sicuramente confusione nel consumatore, il quale può essere indotto a credere che tale attività sia stata autorizzata, e può costituire una violazione delle norme a tutela del nome e/o dell’immagine.

Ben più vaghi e incerti sono invece i presupposti e i fondamenti per un’eventuale contestazione, contro la stilista, per la mera ripresa dello stile artistico in mancanza di qualsiasi richiamo al nome di Boetti e/o al suo archivio.

Da tempo i mondi della moda e dell’arte hanno punti di stretto contatto, con collaborazioni e interrelazioni creative tra stilisti e artisti nella realizzazione di collezioni di capi d’abbigliamento e accessori; così ad esempio tra l’artista Jonathan Vivacqua e lo stilista Marios, per la realizzazione della sua collezione primavera/estate 2018; più in passato, gli abiti di Yves Saint Lauren ispirati ai dipinti geometrici e squadrati di Piet Mondrian.

Non sempre, però, queste collaborazioni/interazioni si basano su rapporti espliciti, concordati. Anzi, spesso la moda attinge dalle creazioni artistiche a prescindere da specifici accordi, ispirandosi, appropriandosene o semplicemente richiamandone lo stile.

“Per l’ordinamento illecita è invece la ripresa pedissequa di quanto da altri ideato ed espresso in forma determinata e identificabile”.

La disciplina sul diritto d’autore non protegge l’idea in sé, ma la forma espressiva che la veicola all’esterno rendendola percepibile agli altri; opere che si fondano sulla stessa idea ispiratrice, ma si differenziano negli elementi essenziali che ne caratterizzano la forma espressiva, sono infatti lecite.

Fonte

Bonprix

Diritti d’autore, respinta l’archiviazione: artista salentino accusa di plagio Bonprix

Sono passati 4 anni dalla prima querela presentata da Giovanni Ria contro il colosso mondiale dell’e-commerce per aver utilizzato un suo mosaico sui loro vestiti venduti in tutto il mondo. Come già successo per due volte a Lecce, anche il giudice di Biella ha disposto altri sei mesi d’indagine per capire “se vi siano altri responsabili”, “quanti capi d’abbigliamento siano stati messi in vendita in Italia” e “chi abbia commissionato la fornitura”.

Il giudice per le indagini preliminari Arianna Pisano, ha respinto la richiesta di archiviazione presentata dal pm Mariaserena Iozzo sul caso dell’artista Giovanni Ria, che ha querelato la società di vendita di abbigliamento online Bonprix per violazione del diritto d’autore.

Secondo il giudice: «si rende necessaria la prosecuzione delle indagini, sia in ordine alla responsabilità dell’indagato che all’estensione di responsabilità in capo ad altri membri e di altre società collegate a Bonprix».

La querela di Ria contro il colosso mondiale dell’e-commerce Bonprix è per aver utilizzato un suo mosaico, la Madonna della Pace, su magliette e vestitini della collezione Rainbow 2015, venduta in tutto il mondo.