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Kilt, non chiamatelo “gonna”

Le gonne tartan sono un must have da avere nel proprio guardaroba durante l’inverno 2021 ma non chiamatelo “gonna”: il kilt, infatti, è un indumento tramandato con orgoglio, di generazione in generazione, dai membri dei clan scozzesi e rappresenta l’identità di un’intera nazione.

Per risalire alle origini del kilt come lo conosciamo oggi, però, è necessario tornare indietro solo fino al XVIII secolo. Precedentemente, infatti, nelle Highlands era diffuso un indumento molto più complesso come il Fèileadh mòr: altrimenti noto come “grande kilt”, questo capo tradizionale era costituito da un unico pezzo di lana lungo circa cinque metri, che doveva essere avvolto in vita e stretto con una cintura, drappeggiato sulle spalle e fissato con una spilla.

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Indossarlo non era affatto facile, infatti, pare che per farlo fosse necessario addirittura stendersi a terra e sdraiarcisi sopra. Nonostante questo, il Fèiladh Mòr poteva essere drappeggiato e ripiegato fino a risultare assolutamente pratico e consentire a chi lo indossava di svolgere comodamente attività come la caccia e persino di andare in guerra.

Solo verso la metà del Settecento, il “grande kilt” assunse la forma attuale. L’idea pare sia stata dell’inglese Thomas Rawlinson che, osservando alcuni operai al lavoro, si accorse di quanto questo capo di abbigliamento fosse scomodo e decise di semplificarlo. Fu così che nacque il Fèileadh Beag, un kilt più piccolo: eliminato il drappeggio superiore, Rawlinson decise di mantenere solo la parte inferiore e la cintura, creando un vero e proprio capo d’abbigliamento. La parte superiore del grande kilt non venne del tutto eliminata, ma semplicemente utilizzata come indumento aggiuntivo, una sorta di decorazione per celebrare gli eventi più importanti o le cerimonie ufficiali.

La storia del kilt si lega a doppio filo con quella del tartan, da sempre associato alla Scozia almeno quanto il suo indumento più rappresentativo. Una storia, però, che affonda le sue radici addirittura nel VIII secolo a.C, quando questa stoffa comparve nelle miniere di sale di Hallstatt, vicino Salisburgo. Addirittura, pare che questa lana intrecciata fosse presente persino nello Xinjiang, in Cina. Paradossalmente, il tartan giunse in Scozia solo nel III secolo d.C., anche se una produzione effettiva e diffusa nelle Highlands fu possibile solo tra il XVI e il XVII secolo.

Qui, il tartan divenne molto più di una stoffa, costituendo un simbolo di appartenenza, tanto che in alcune regioni scozzesi fu associato a ogni clan in modo specifico. Purtroppo, con il Dress Act del 1746 kilt e tartan vennero considerati fuorilegge, così come altri elementi tipicamente scozzesi come la cornamusa e la stessa lingua gaelica.

Solo nel 1782, una volta abolito il Dress Act, gli scozzesi poterono tornare a indossarli. In realtà, l’usanza riprese davvero solo nel 1822, quando Re Giorgio IV suggerì che gli scozzesi indossassero il kilt con il colore dei rispettivi clan nelle cerimonie ufficiali. L’utilizzo del tartan divenne ancor più popolare durante il XIX secolo, quando il kilt divenne un indumento militare, fatto che ne garantì la sopravvivenza.

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