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East Market, l’evento vintage milanese torna domenica 23 ottobre

Domenica 23 ottobre 2022, dalle 10.00 alle 21.00, a Milano torna l’appuntamento con East Market, l’evento del vintage dedicato a privati e professionisti, dove tutti possono comprare, vendere e scambiare.

Nei consueti spazi di via Mecenate 88/A circa 300 selezionati espositori da tutta Italia presentano migliaia di oggetti insoliti e stravaganti: dai più ricercati capi d’abbigliamento vintage all’artigianato più raffinato, dai più rari dischi in vinile ai colorati complementi d’arredo. Negli oltre 6000 mq dell’ex fabbrica aeronautica che ospita East Market si possono trovare articoli di collezionismo, accessori, mobili, modernariato, usato, pulci, design, scarpe e borse, libri, fumetti, poster, riviste e stampe, elettronica, militaria, giochi e videogiochi, riciclo e riuso, stranezze varie, piatti, porcellane e utensili e molto altro ancora.

Per questo mese è presente una speciale area dedicata ai dischi in vinile: migliaia di pezzi dai titoli più popolari ai più introvabili articoli da collezione. Rock, pop, rap e metal di tutte le epoche italiani e internazionali, tra lp 3345 e 78 giri7’’12’’, picture discgatefoldflexi380 gr e molto altro. Negli stand è presente comunque anche una selezione di cd musicassette.

Biglietti: ingresso 5 euro (ingresso gratuito per bambini fino a 12 anni); per ulteriori informazioni è attivo il numero di telefono 351 6559781.

L’esperienza di East Market è shopping, ma con un occhio all’ambiente.

Da sempre in prima linea per valorizzare la cultura e la consapevolezza del riciclo, coniugando la bellezza estetica dei prodotti e la loro duratura funzionalità, senza quindi contribuire alla sovrapproduzione industriale di massa che inevitabilmente genera spreco e inquinamento. Moda, fai da te, mercato del riciclo che strizzano l’occhio alle nuove tendenze del fashion e della musica, informando e sensibilizzando il pubblico sugli aspetti ecologici del mondo vintage.

East Market adotta la politica #plasicfree ovvero una policy ecologista che bandisce completamente tutta la plastica nel food e beverage. Per cibi e bevande, infatti, sono disponibili solo materiali eco friendly e riciclabili.

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lusso

Vintage o riciclato? La moda di lusso al tempo della pandemia

La pandemia e il lockdown hanno evidenziato grandi cambiamenti nel nostro approccio al consumo che corrispondono al nuovo sentire delle ultime generazioni (Millennial e Gen Z): qualità ed economia circolare.

Proprio questo nuovo desiderio di benessere e lusso ha contribuito a dare una bella spinta al mercato del “second hand”.

In altre parole sta tornando la moda dell’usato. Ed è cosi vero che a testimoniare il cambiamento in atto è il debutto di un nuovo prodotto editoriale, “Display copy”, cartaceo e web. Si tratta di una nuova rivista di moda che proporrà nelle sue pagine solo immagini ed editoriali con capi vintage, cioè capi riciclati.

Nello stesso tempo, In tutto il mondo tra i nuovi bisogni emerge il desiderio di beni di lusso.

Il benessere associato al lusso è percepito da moltissimi giovani e non solo come fondamentale, come priorità in momenti così difficili.

I beni di lusso (abbigliamento, accessori, vini, profumi, liquori, prodotti per la cura della persona) si ridefiniscono nelle loro modalità di acquisto con un’impennata delle vendite on-line e, dato nuovo, con un boom di vendite di prodotti di seconda mano per il settore abbigliamento ed accessori.

I prodotti di “lusso”  si trasformano  anche nella loro sostanza, diventando più essenziali.

Come testimoniano gli esiti di un sondaggio condotto su 8.200 ricchi consumatori di Italia, Francia, Germania, Cina, Stati Uniti, Gran Bretagna e Spagna. Per l’edizione 2020 di WLT -World Luxury Tracking, il barometro annuale delle tendenze di consumo nel lusso di Ipsos.

Ovviamente questi bisogni esprimono nuovi paradigmi e sentimenti profondi che hanno sfaccettature diverse nei vari paesi ma con un denominatore comune. La tendenza al benessere della persona e la ricerca di una dimensione sostenibile-etica.

In Europa, dicono i dati, proprio durante il lockdown si è consolidato un nuovo approccio agli acquisti nel fashion e accessori. I numeri indicano un incremento degli acquisti  di second hand online e il 21% riguarda beni di lusso firmati.

Il lungo periodo di isolamento ha accelerato processi già avviati, facendo emergere  il desiderio dei consumatori  per un ritorno alla qualità. Magari anche  attraverso  nuove modalità di consumo come il noleggio o il “second hand”,  in una nuova logica di economia circolare.

Il boom delle vendite di capi firmati di seconda mano è dovuto certamente a scelte più sostenibili ma anche all’esigenza di risparmiare senza sacrificare la qualità.

Secondo il report annuale della piattaforma americana Thread Up che individua un’accelerazione di alcune tendenze già in atto nel mercato della moda. La vendita di capi di lusso usati è destinata a superare nel 2029 il “fast fashion”.  (“moda veloce” caratterizzata da prodotti di bassa qualità, con prezzi molto contenuti e con formula produttiva e distributiva completamente nuova, in cui la velocità di immissione sul mercato è l’unica priorità).

Trainanti saranno, secondo questo report, le vendite online.  Che porteranno, entro il 2029, il mercato resale (rivendite di seconda mano), a superare in valore quello del fast fashion, con 44 miliardi di dollari di valore contro 43 miliardi.

La Generazione Z, e non solo, sembrerebbe infatti amare l’usato per questioni ambientali, ma anche per esigenze economiche e  sembrerebbe prediligere, secondo i sondaggi, un usato di qualità.

Le piattaforme on-line ma anche i negozi fisici dedicati allo shopping del lusso “second hand” si sono moltiplicate ovunque nonostante il lockdown e la pandemia. Per rispondere al nuovo sentire e permetterci di acquistare senza troppi sensi di colpa.

Ricordiamo le tante realtà online, già consolidate,  che vendono abbigliamento ed accessori di lusso firmati come per esempio Rebelle, RebagVestiaire Collective, vintage Qoo,  Scout Lae i “Tesori” vintage di New York, Levi’s Secondhand e TheRealRea (con cui Gucci ha appena annunciato una partnership per ottenere uno spazio sulla piattaforma).

Alcuni di questi nuovi siti, come per esempio Lampoo, realtà italiana, nata a Milano alla fine 2019, offrono anche un servizio di ritiro gratuito a domicilio dell’usato.

La fase del ritiro diventa assolutamente indispensabile perché emotivamente “liberatoria” per poter procedere a nuovi acquisti, senza sentirsi troppo in colpa.

Ritirare i capi o gli accessori usati è infatti un passaggio ad un modello di consumo più sostenibile che riduce gli sprechi e preserva le risorse naturali: il modello di economia lineare si trasforma concretamente nel nuovo modello di  economia circolare.

Il boom del mercato dell’usato “resell”, comprende anche  prodotti “non di lusso” come testimoniano  le nuove piattaforme di vendita online di COS (marchio di proprietà dello svedese H&M) di  Zalando e di Asos che stanno spingendo per conquistare questo nuovo ed appetibile mercato..

Il “resell” però, pur essendo una buona pratica di etica e sostenibilità, non tutela occupazione e l’economia nell’intera filiera tessile, come è facile intuire.

Il ritiro dei capi usati non è nuovo per le grandi aziende della moda (Zara, H&M, il gruppo OVS, Intimissimi , Tezenis).  Già da qualche anno, con importanti operazioni di marketing,  hanno iniziato ad intraprendere un percorso di economia circolare.

Aderendo a nuovi modelli economici per la riduzione degli scarti, differenziando le fonti di approvvigionamento, recuperando  i capi e riciclando i materiali per produrre capi con tessuti da fibre riutilizzate.

Gli indumenti usati raccolti da queste grandi aziende sono riutilizzati per il mercato del second-hand, se in buone condizioni, smistati in paesi terzi. E ancora una parte recuperati per essere trasformati in nuove fibre tessili per realizzare nuovi tessuti con procedimenti di riciclo meccanico o chimici.

Dagli stracci ai nuovi tessuti.

Il ritiro dell’usato e il recupero degli scarti per la realizzazione di nuove fibre e tessuti, secondo il modello di economia circolare, è certamente l’unico modello possibile, per produrre in modo più sostenibile e non privo di opportunità economiche.

È necessario però un altro passaggio, per ottimizzare i percorsi di sostenibilità, salvaguardando l’occupazione nell’intera filiera tessile.

Il designer, o meglio l’eco-designer non si pone più unicamente l’obiettivo di ottenere prodotti vendibili, che dopo l’uso si trasformeranno in rifiuti o capi per il mercato dell’usato.

Penserà da subito anche al prodotto nella sua fase post-vendita,  prevedendone nuovi destini od utilizzi nella logica di un sistema cradle to cradle (dalla culla alla culla) che si contrappone al modello di economia lineare “cradle to grave”(dalla culla alla tomba).

Con una buona “cultura della circolarità” e la sua applicazione già in fase progettuale si impiegano meno risorse e materie prime e si riduce lo spreco.

Siamo di fronte a cambiamenti radicali che non possono essere ignorati e ai quali la pandemia ha fatto da acceleratore. Oggi è richiesta una diversa formazione di base per i nuovi “eco-fashion designer” mirata alla nuova logica del riuso.

beauty

#secondhand: passaggi di stato

#secondhand: passaggi di stato. Quel beauty me l’aveva regalato mio padre il giorno in cui compivo 15 anni, e ci mettevo tutto tranne i trucchi, per i quali non ho mai nutrito grande simpatia. Era piuttosto lo scrigno dei segreti, il ricettacolo dei sogni, dei misteri, degli oggettini strani di una ragazzina.

Ma ormai era davvero buffo da vedere: spigoloso come volevano i designer di quell’epoca, in color pelle naturale, il lucchetto e la chiavetta d’oro. Sì, era arrivata l’ora del cestino. Così lo metto dispiaciuta in una busta e cerco mestamente una raccolta di indumenti.

Non aveva torto Platone, a cacciare i poeti dallo Stato: accumulatori seriali, patologici cultori delle cose inutili, nota stonata nel concerto dei motori delle fabbriche che producono “altre” cose, nuove, splendenti, à-la-page, che bruciano quelle vecchie come streghe.

Accosto al cassonetto a via Strinella, e alla fermata dell’autobus lì vicino c’è una donna, ferma ad aspettare. Prendo dal bagagliaio il vecchio beauty impolverato, e come un ostensorio lo tengo bene in mostra – separarsi è triste. Mi avvicino al secchio e lentamente abbasso il maniglione. Ma la donna alla fermata fa un piccolo grido: “Scusi, per favore! …”

Mi  volto, lei sta immobile nel suo cappotto scuro, i capelli chiusi dentro a un basco colorato. “Se lo deve buttare, lo darebbe a me?”

Richiudo il maniglione e la guardo, mentre un groppo mi sale nella gola. “Davvero lo terrebbe?” le dico, con la voce un poco rotta di emozione. “Volentieri” risponde, alzando un po’ la voce.

Per alleviare l’imbarazzo che potrebbe avere nel prendere una cosa da buttare, aggiungo: “Se le piace il vintage, questo qui è perfetto!“. Mi avvicino, lo apro, e come vecchie amiche giriamo e rigiriamo il vecchio beauty, ridendo quasi fossimo bambine, apro tasche e taschine, le mostro lo specchietto in perfette condizioni. E’ contenta, dice che lo regalerà a sua figlia.

La ringrazio più volte, felice che la cosa torni in vita. Prima di andarmene, tendo con gratitudine la mano, la stretta è vigorosa per la gioia, ci salutiamo un po’ commosse entrambe.

Che sceme, eh? Dolce scemenza, che so che capirete.

E’ che le cose hanno una vita, hanno una storia, una poesia nascosta. Quel facile buttare che riesce così bene a tanti, io non ce l’ho. Le cose devono girare per tonare vive.

Viaggio leggera, adesso. Dal terremoto ho imparato a non legarmi a niente: non puoi perdere quello che non hai. Così so separarmi dalle cose.

Ma non mi piace dire che “le butto”, mi piace dire che le lascio andare, perché qualcuno prima o poi le vede, magari aggiusta ciò che s’è sfasciato, se le tiene.

E le riporta in vita.

di Luisa Nardecchia

giappone mercari

Dal Giappone arriva il beauty di seconda mano

Il “mottainai”, il concetto tutto giapponese di rammarico per gli sprechi, adesso si applica anche al beauty.

Nel Paese che ha la più alta spesa pro-capite in prodotti di bellezza, i millennials hanno sfatato un altro tabù: l’acquisto di trucchi, creme o rossetti usati.

La piattaforma più usata è Mercari, sito leader nelle compravendite di seconda mano.

Mercari Japan è un’applicazione mobile e un sito Web su cui gli individui vendono prodotti agli individui. Oltre ad essere il mercato delle pulci online preferito dalle fashioniste giapponesi, è il posto perfetto per trovare prodotti rari da aggiungere alla tua collezione di articoli giapponesi.

Il patto tra gli utenti è che i prodotti non siano prossimi alla scadenza e siano in ottimo stato igienico.

restore cos H&M

H&M sempre più sostenibile. Ora Cos recupera i vestiti danneggiati

H&M accelera nella sostenibilità, e lo fa, questa volta, con il brand Cos. Quest’ultimo, infatti, si prepara a lanciare Restore, una collezione “prima nel suo genere”, come recita la nota del gruppo, che avrà come protagonisti i vestiti un tempo invendibili e ora rimessi in sesto. Più nello specifico, la linea, realizzata grazie alla collaborazione tra la divisione The Laboratory del gruppo H&M, Cos e il partner The Renewal Workshop, fornitore di soluzioni circolari per i marchi tessili, raccoglie gli abiti danneggiati, provenienti o dalla supply-chain di Cos o restituiti dai consumatori, i quali, previa selezione, vengono accuratamente aggiustati e puliti così da essere resi idonei per la vendita. Non solo, l’intero processo viene monitorato e misurato, così da avere esattamente la misura del suo impatto, in termini, per esempio, di acqua, Co2 ed energia. Questa tipologia di informazione verrà poi resa disponibile all’interno degli store in cui sarà presente la collezione, ovvero quelli di Berlino, Stoccolma e Utrecht a partire dal 4 settembre.

“La collezione Restore è un test importante per ampliarci verso nuovi modelli di business per un’economia circolare”, ha commentato Laura Coppen, circular/sustainable business development di The Laboratory, H&M Group. “Abbiamo una grande responsabilità con la portata e l’impatto che abbiamo attualmente sull’ambiente e questo test è solo uno dei tanti che facciamo per esplorare nuove soluzioni”.

Questo rappresenta solo l’ultimo degli step sostenibili fatti dal colosso del fast fashion, il quale, già da diverso tempo, redige un bilancio di sostenibilità. Negli scorsi mesi, infatti, il gruppo si è lanciato nel business second-hand attraverso il suo brand & Other Stories, sul cui sito vengono proposti i prodotti dell’insegna ai clienti svedesi i quali vengono poi reindirizzati sulla piattaforma dedicata Sellpy. Il brand H&M è invece attivo attraverso la linea Conscious, alla quale si è di recente aggiunta Conscious Sport, realizzata all’insegna della sostenibilità.

L’usato può salvare il budget degli studenti e il pianeta

Stufo della moda mordi e fuggi?

La moda può anche essere a buon mercato e di tendenza, ma il fast fashion non è la risposta per gli studenti a corto di liquidi.

Melanie Lehmann, 24 anni è una studentessa del terzo anno di comunicazione di moda presso la John Moores University di Liverpool che ha dato il via a una rivoluzione con il suo guardaroba scambiando, condividendo e riparando i vestiti.

Grazie al mondo iper-connesso e ai movimenti etici della moda come Fashion Revolution, i giovani conoscono più che mai il settore della moda.

Sanno che le fabbriche di abbigliamento pompano sostanze chimiche tossiche nei fiumi locali. Gli agricoltori usano pesticidi pericolosi per far crescere le enormi quantità di cotone necessarie e migliaia di litri d’acqua vengono usati per produrre una sola maglietta.

Invece di sborsare nuovi vestiti, perché non diventare creativo e sfruttare al meglio ciò che già possiedi?

Melanie Lehmann ha iniziato a vendere vestiti che non indossava, su Depop 18 mesi fa, e dopo circa sei mesi questa attività è diventata un business.

“Ho iniziato a cercare azioni nei negozi di beneficenza e nelle vendite di stivali per auto. E torno a casa in Thailandia un paio di volte all’anno, dove ci sono un sacco di abiti vintage che sono davvero economici. Ovunque vada, mi assicuro di trovare negozi di beneficenza o mercati in cui andare. Ho dedicato due armadi solo per Depop.

Consiglio di vendere le tue cose. Soprattutto quando sei uno studente, perché puoi salvare l’ambiente e guadagnare denaro da esso. Non sapevo che sarebbe diventata la mia attività. Ma penso che si tratti di correre rischi. È iniziato con una paghetta e ora mi sta aiutando a pagare l’affitto”.

Suggerimenti etici (Melanie Lehmann)

 Vuoi aggiornare i tuoi vecchi jeans? Taglia gli orli con le forbici e inseriscili nel lavaggio per un look sfilacciato all’istante.

 Esegui delicatamente un rasoio smussato sulla superficie della maglieria per sbarazzarti delle bobine.

Aggiungi frange all’orlo di una gonna. Cuci toppe su una giacca di jeans vintage, incolla paillettes sui tuoi cursori o ricama uno slogan su una vecchia maglietta.

 Tingere i vestiti è un ottimo modo per trasformarli completamente. Scegli un colore uniforme o prendi alcuni elastici e abbraccia la tendenza della cravatta.

 Invece di nascondere le tue riparazioni , creane una caratteristica, che sia ricucendo buchi con filo colorato o rattoppando jeans con tessuto stampato.

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Usato vintage negli Usa costa più del nuovo

L’usato vintage negli Usa costa più del nuovo. Sostenibile e di moda, il vintage mette la freccia.

Ciò che appariva impensabile anche un paio d’anni fa, oggi segna un momento di discontinuità, dal punto di vista sociale e commerciale. I prezzi del second hand, per talune tipologie di prodotto, arrivano a superare quelli dei vestiti nuovi.

Un interessante approfondimento del fenomeno arriva da Wwd. Ha analizzato le dinamiche della compravendita di capi e accessori usati con Veronica Norris e Patti Bordoni, co-founder della boutique Amarcord Vintage Fashion di New York.

In anni recenti, spiega la testata americana, “i dealer di moda vintage hanno visto asciugarsi la loro catena di approvvigionamento, con maggiori sforzi che hanno portato alla luce un numero minore di capi”.

Negli ultimi 5 anni, negli Stati Uniti, i prezzi della moda dell’usato vintage di qualità sono cresciuti tra il 50% e il 300%, raggiungendo o superando i prezzi degli indumenti nuovi.

“Ci sono più persone interessate a questi capi e più rivenditori specializzati. Il prodotto non è più abbondante, quindi è diventata una sfida trovare capi vintage del livello che vogliamo”, ha dichiarato a Wwd Bordoni.

Il mercato dell’apparel di seconda mano è in espansione e, con ogni probabilità, crescerà più velocemente di altri segmenti retail nei prossimi anni.

A trainare l’usato vintage concorrono più fattori.

L’interesse dei Millennials verso uno shopping più consapevole (i giovani tra i 18 e i 24 anni generano il 40% degli acquisti di seconda mano).

La volontà di impegnarsi in un’ottica di riciclo e sostenibilità, combinata con la competitività dei prezzi (ma, appunto, non sempre) e la voglia di sfoggiare uno stile personale, che vada oltre la stagionalità delle collezioni.

Queste motivazioni concorrono oggi anche alla crescita dei servizi di noleggio di capi di luxury fashion.

Uno dei casi di successo in questo segmento è il portale Rent The Runway.

Il sito fondato nel 2009 da Jennifer Hyman e Jennifer Carter Fleiss ha fatto debuttare anche servizi in abbonamento, battezzati Rtr Update, permettendo all’utente di noleggiare quattro capi ogni 30 giorni per 89$ al mese.

Quanto invece agli indirizzi virtuali di riferimento per il second hand, una ricerca realizzata da Similar Web (che ha analizzato oltre 80 milioni di siti web specializzati nel re-sell) evidenzia come Ebay, Poshmark e ThredUp siano i siti più cliccati negli Stati Uniti da maggio 2019.

La britannica Depop si aggiudica l’ottavo posto nella classifica, guadagnando terreno oltreoceano. Alla francese Vestiaire Collective, invece, va il decimo posto.

Farfetch

Farfetch: un nuovo e-commerce per vintage e second-hand ora per le borse

Hai una vecchia borsa di lusso di cui vuoi liberarti? Ora puoi rivenderla su Farfetch che, in cambio, ti darà dei crediti spendibili sulla piattaforma.

Farfetch Second Life è l’ultimo progetto della celebre piattaforma e-commerce, nato in vista della nuova strategia che punta alla sostenibilità. Il servizio permetterà ai clienti di vendere borse vintage e second-hand. Ma la particolarità è che il venditore non dovrà attendere la vendita della it bag. Si riceveranno infatti immediatamente dei crediti spendibili sull’e-store.

Il processo è semplice: basterà caricare sulla piattaforma delle foto di ciò che si vuole vendere e, entro due giorni lavorativi, verrà comunicato il valore dell’articolo. Una volta accettato, il consumatore invierà la propria borsa (tramite un corriere gratuito) e, verificata l’originalità, riceverà i crediti corrispettivi spendibili sulla piattaforma. In questo modo, non solo una ‘vecchia borsa’ potrà tornare alla vita, ma chi la vende non dovrà aspettare che qualcuno gliela compri (dal momento che riceve i credit direttamente dalla piattaforma) e Farfetch potrà contare su un cliente assicurato.

Il servizio, in una forma pilota focalizzata sulle borse, verrà fatto partire, per il momento, nel Regno Unito. Per il futuro, il retail conta di ampliare il servizio sia a livello geografico sia di categoria di prodotto.

Farfetch, sul proprio sito, conta già una sezione dedicata al vintage.