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Federica al supermercato: “passi lei, signora” a chi?

In fila al supermercato, un ragazzo sui 25 anni mi guarda e mi dice “passi lei, signora”. Signora? Signora a chi?

Indosso una felpa, un pantalone da pilates, ho una mascherina di Minnie che mi copre le rughe e tu mi chiami “signora”?

“Forse mi si vede la ricrescita”, penso, ma, no, sono in condizioni ancora abbastanza decorose.
Ragazzo, come hai capito che sono una signora a cui lasciare il posto al supermercato? Cosa ti ha lasciato pensare che non fossi una ragazzina? Avevo la mascherina di Minnie e stavo comprando due buste di patatine. Ah, dici che avevo preso anche la melatonina e i probiotici? Dici che, anche dietro la mascherina, i segni del tempo si vedono lo stesso?

Hai ragione, sai.

È non sai quanto tempo e quanta fatica ci ho messo a farmi venire quei segni, non sai quanti capelli bianchi ci siano dietro ai conti che non tornano mai, dietro a mio figlio che la notte si svegliava e aveva voglia di giocare e che ora torna tardi la sera. Non sai quante rughe mi siano venute discutendo con le persone in ufficio, aspettando che ricostruissero la mia casa, barcamenandomi tra piscina, calcio, spesa, poste, bollette e una vita che non si ferma mai. Probabilmente me ne saranno uscite tante anche quando, invece, la vita si è fermata per tutti e stavo li, a guardare dietro ai vetri le giornate che diventavano sempre più lunghe e sempre più vuote.

Tu mi hai detto “signora” e mi hai lasciato passare con le mie quattro cose tra le mani e io, davanti a te, pensavo a quel tuo “signora” e ci rivedevo una vita.

Se potessi parlare alla ragazzina che ero alla tua età, le direi di godersi di più la vita, di fare qualche scemenza in più, di dire “ti amo” senza aspettare domani, di lottare per le cose che ama, di non stare zitta di fronte ai torti e di lasciar perdere, altre volte, perché, spesso, è meglio avere pace che avere ragione.

Io ho finito di mettere la roba nella busta e ti guardo, giovane e gentile, mentre ridi col tuo amico.

Grazie per avermi lasciato il tuo posto e grazie per avermi ricordato che sono una signora, anche se ho la mascherina di Minnie.

Vado a comprare un rossetto chiaro e una matita per gli occhi.

Dici che mi si vedranno ancora di più le rughe?

Forse, ma, sai, è bello pensare agli anni passati e pensare che quel viso, quel corpo, quell’andatura impacciata, quei capelli bianchi siano il frutto di tutto quello che, nel tempo, abbiamo fatto e disfatto, di tutte le volte che abbiamo vinto e di quelle in cui non ce l’abbiamo fatta, di tutte le gioie e di tutti i dolori, dei ricordi splendenti e dei futuri che mettono paura.

Lo scoprirai e, un giorno, qualcuno ti chiamerà “signore” e dietro a quella parola scoprirai che non ci sono solo gli anni passati, ma ci sei tu, l’uomo che sei diventato e quello che diventerai. Ci saranno le bugie, le promesse non mantenute, le domande senza risposta e le risposte che non avresti voluto sentire. Ci sarà il giorno della tua laurea e quello della nascita di tua figlia, ci saranno le notti passate a piangere per la donna che non ti amava e le notti lunghissime passate a parlare con gli amici.

Ci sarà la vita e, credimi, sarà bellissimo ricordarla anche e nonostante i segni che quella vita avrà lasciato indelebilmente su di te.