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Stella McCartney disegna Minnie in pantaloni

Stella McCartney si è occupata del restyling del personaggio Disney e ha disegnato un nuovo costume per il personaggio Disney di Minnie, la storica compagna di Topolino, che per la prima volta in una rappresentazione ufficiale indossa un completo con pantaloni anziché il suo iconico vestito rosso con pois bianchi o comunque un abito.

Per celebrare il 30º anniversario di Disneyland Paris, la stilista Stella McCartney ha firmato il restyling del look di Minnie.

La nuova scelta è ricaduta su un tailleur pantalone su fondo blu navy, decorato da pois neri abbinato al classico fiocco con la stessa fantasia.

E’ stato realizzato in occasione dei 30 anni del parco divertimenti Disneyland Paris, che si festeggeranno con una sfilata e vari eventi il prossimo 6 marzo.

Minnie fu ideata da Walt Disney nel 1928 e in passato il suo personaggio era già stato portato in passerella da altri stilisti, con qualche polemica. Commentando la scelta di disegnare il suo nuovo costume, McCartney ha detto di amare il fatto che Minnie «incarni la felicità, la libera espressione e l’autenticità» e sappia ispirare persone di tutte le età in tutto il mondo con il suo stile «straordinario». Per questo, desiderava che per celebrare Disneyland Paris indossasse «il suo primo tailleur con pantaloni», che nella sua idea dovrebbe essere «un simbolo di progresso per una nuova generazione».

Ma, nonostante le intenzioni virtuose, in rete le critiche non si sono fatte attendere: sui social network molte persone hanno storto il naso per via del new look.

Alcuni commenti si inseriscono nel solco delle polemiche relative la cosiddetta cancel culture mentre altri sono invece piuttosto banali, puntando il dito sul fatto che sia – a loro avviso – una mise “brutta” o che non stia bene alla fidanzata di Topolino (di solito chi dice che i pantaloni non le stanno bene non la chiama con il suo nome, preferendo la perifrasi da “patronimico”: la fidanzata di Topolino).

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“Stella, finiscila di far sentire in colpa chi indossa la pelle!”

Una sfida, un invito: Cotance, l’associazione europea della pelle, chiede un confronto pubblico con Stella McCartney. Per spiegarle, per illustrarle una volta per tutte le buone ragioni dell’industria conciaria. Per interrompere il circuito comunicativo vizioso che vuole spingere non solo chi produce, ma anche chi indossa la pelle a sentirsi in colpa. La stilista, come vi abbiamo già raccontato, ha approfittato della cornice del vertice COP26 di Glasgow per chiedere alla moda e al design di bandire l’uso della pelle. In nome della sostenibilità, a suo dire, ha lanciato una raccolta firme. Tutte fandonie. Nella sua lettera aperta Manuel Ríos, titolare della conceria spagnola Inpelsa e presidente Cotance (nella foto, a sinistra), spiega perché.

La insostenibile battaglia di Stella

“Capiamo che ci possa essere chi, come te, per ragioni filosofiche non vuole consumare o utilizzare prodotti animali. Lo rispettiamo – scrive Ríos –. Ma promuovere questo credo su scala globale non ha senso: va contro la logica dell’economia circolare”. La pelle è un sottoprodotto dell’industria alimentare, ricorda il presidente di Cotance, che la concia sottopone a un circolare processo di nobilitazione. L’unica alternativa è la discarica, o l’inceneritore. “Non c’è mucca, pecora o capra macellata per la sua pelle – tuona Ríos –. Finché le persone su questo pianeta mangeranno carne, ci saranno pelli grezze. Che o impiegheremo in conceria, o butteremo in discarica”.

Basta sensi di colpa

Agitare l’idea, come fa Stella McCartney, che smettere di usare la pelle (e la pelliccia) sia una soluzione green è sbagliato. Alla stilista ha già risposto UNIC – Concerie Italiane. L’unico risultato sarebbe sabotare un’industria circolare, rendere necessario il maggiore utilizzo di materiali sintetici e aumentare, infine, i volumi di rifiuti da smaltire. McCartney deve essere consapevole che “abolire l’uso della pelle può solo generare inquinamento”, ammonisce Ríos. Così come chi indossa la pelle dovrebbe essere libero di farlo “senza sensi di colpa” indotti da altri. Per questo il presidente di Cotance invita Stella McCartney “a discutere di questi argomenti nelle condizioni a lei più gradite”. Tutto, a patto che la smetta “di calunniare un’industria umile, ma legittima – conclude – che rende un servizio circolare alla società, produce bellezza duratura da uno scarto e che si sforza per l’eccellenza sociale e ambientale”.

Stella McCartney

Stella McCartney presenta la sua linea di jeans biodegradabili

Stella McCartney, pioniera del lusso responsabile, si appresta a lanciare una linea di jeans eco-compatibili in collaborazione con Candiani. Leader nella produzione di tessuti denim ecologici.

Icona del guardaroba di tutti, i jeans non hanno nulla di innocente in termini di impatto ecologico: uso di pesticidi e fertilizzanti, inquinamento dell’acqua da tintura, riciclaggio complesso.

Stella McCartney, conosciuta per lei impegno per l’ambiente e la causa animale, ha unito le forze con Candiani. Un’azienda italiana di denim sostenibile, per creare una prima linea di dieci modelli di jeans elasticizzati biodegradabili, realizzati grazie a innovativa tecnologia Coreva®.

La tecnologia brevettata Coreva® Stretch di Candiani è costituita da fili di erbe organici, avvolti attorno alla gomma naturale, ottenendo un tessuto estensibile e biodegradabile “privo di plastica e microplastiche”, come sottolinea la società. Specifica inoltre che i jeans sono realizzati in cotone organico “prodotto in un ambiente sicuro e senza prodotti tossici”.

Il tessuto è realizzato con tecniche intelligenti che riducono “il consumo di acqua, energia e sostanze chimiche utilizzate nei processi di tintura e lavanderia”.

La linea risultante dalla collaborazione tra Stella McCartney e Candiani sarà colorata usando due tecniche di tintura.

Kitotex Vegetal, un ingrediente brevettato in cui un derivato di funghi e alghe viene utilizzato come sostituto di agenti chimici convenzionali.
Indigo Juice, che mantiene la superficie dell’indaco sul filo e consente di risparmiare acqua.

Questo nuovo denim sarà disponibile nella collezione Autunno 2020 di Stella McCartney, nei negozi e su stellamccartney.com a partire da maggio 2020.

 

Fashion Pact

Quanto è sexy la sostenibilità nella moda?

In queste giornate di saldi e corse agli acquisti, riflettere sul lato sostenibile della moda è quasi d’obbligo.

E intanto trentadue aziende leader del settore hanno dato forma al Fashion Pact.

Lo scorso agosto, alla vigilia del vertice del G7 in programma a Biarritz, Emmanuel Macron ha invitato all’Eliseo i rappresentanti di trentadue aziende leader mondiali nel settore del tessile-abbigliamento.

Iniziativa preceduta dal mandato affidato nel mese di aprile a François-Henri Pinault, presidente e CEO di Kering (gruppo che ha al suo interno marchi come Gucci, Bottega Veneta, Alexander McQueen, Balenciaga…). Coinvolgere gli attori più importanti nel campo della moda per raggiungere obiettivi virtuosi in materia di riduzione dell’impatto ecologico delle loro attività.

FASHION PACT: CHI E COSA

All’Eliseo effettivamente qualcosa di significativo è accaduto: le trentadue aziende leader a livello hanno dato vita al Fashion Pact, definendo insieme una serie di obiettivi focalizzati su tre aree principali per la salvaguardia del pianeta. Arresto del global warming.

Creare e implementare un piano d’azione per azzerare le emissioni di gas serra entro il 2050, al fine di mantenere il riscaldamento globale al di sotto di 1.5° C da ora al 2100. Ripristino della biodiversità.

Impegnarsi a favorire gli ecosistemi naturali e proteggere le specie esistenti.

Protezione degli oceani.

Contenere l’impatto negativo del settore mediante iniziative concrete, quali la riduzione della plastica monouso.

L’elenco dei marchi aderenti al Fashion Pact, che riportiamo qui in ordine alfabetico, fa certo effetto: Adidas, Bestseller, Burberry, Capri Holdings Limited, Carrefour, Chanel, Ermenegildo Zegna, Everybody & Everyone, Fashion3, Fung Group, Galeries Lafayette, Gap Inc., Giorgio Armani, H&M Group, Hermes, Inditex (Zara), Karl Lagerfeld, Kering, La Redoute, Matchesfashion.com, Moncler, Nike, Nordstrom, Prada, Puma, PVH Corp., Ralph Lauren, Ruyi, Salvatore Ferragamo, Selfridges Group, Stella McCartney, Tapestry.

I PUNTI DOLENTI

Un allineamento di questa portata, che affianca aziende leader dei luxury goods a quelle del fast fashion e dell’abbigliamento sportivo, non si era ancora visto.

Tuttavia i punti critici non mancano.

Il Fashion Pact è una dichiarazione di intenti, niente di più: non è legalmente vincolante e quindi è affidato soltanto alle buone intenzioni di chi vi partecipa.

Anche se queste fossero date per certe, le verifiche “interne” sono difficili da monitorare. Ad esempio per quello che riguarda la catena di approvvigionamento: perché è qui che il settore moda lascia un’impronta ecologica profonda.

Fornitori di materie prime per tessuti e pellami trattati chimicamente per la colorazione e l’impermeabilizzazione; spedizioni delle merci a migliaia di chilometri di distanza, che prevedono tonnellate di imballaggi trasformati in rifiuti di plastica e cartone.

Ma soprattutto fornitori intermedi che effettuano ordini in fabbriche che hanno sede in Indonesia, Cina, Vietnam, India o Bangladesh: processi che rendono le catene di approvvigionamento opache.

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il TIE-DYE

Oggi mi metto…il TIE-DYE

Il TIE-DYE arriva dritto dritto dagli anni ’60. Ma nell’estate 2019 il tessuto sfumato (e magari stropicciato) si ripresenta in una veste originale e più chic. E’ impossibile non rimanere incantati da quell’arcobaleno di spirali e geometrie sinuose e quest’anno le firme più glamour lo hanno osannato, i brand più popolari lo hanno riproposto e noi ce ne siamo (ri)innamorate. Perché questo trend, che è uno dei più forti della stagione e che promette di restare cool tutto il prossimo in verno, vanta una lunga storia e ci regala capi originali. Sarà impossibile non desiderarli.

Ma cos’è il tie-dye (cioè annoda-colora)?

È quella tecnica per la quale un tessuto, prima di essere immerso nella tintura, viene attorcigliato e legato su se stesso, così che il colore non si fissi in modo omogeneo ma crei sfumature imprevedibili.
Ci riporta al volo indietro agli anni ’60, quando i figli dei fiori (Janis Joplin in testa) della Beat Generation con i loro abiti e le magliette sfumati e stropicciati ne fecero un simbolo della contro-cultura giovanile. Nel 2019 cambia tutto. Il nuovo tie-dye è un look per niente hippie: i miniabiti e le gonne ad A di Prada; i capi di cotone organico a tinte soft di Stella McCartney; i vestiti da ballo di Dior; l’intera capsule collection di Polo Ralph Lauren. E poi ci sono accessori da perdere la testa, dalle borse alle sneakers, dagli occhiali ai cappelli.

L’abbinamento perfetto è con il denim

Indossare il tie-dye non è difficile. Meglio optare per un solo pezzo (che sia un capo o un accessorio) per farne il punto di forza dell’outfit. Gli abbinamento perfetti? Con il denim sempre, ma anche con capi classici dai tagli essenziali, monocromatici e a tinte neutre. Per la sera, invece, anche ad accostamenti più audaci: con i neon, i rosa, i gialli fluo.

fluo colori vitaminici

I colori vitaminici della stagione estiva. Attente a non sembrare dei semafori però

Colore, colore, colore. Se la primavera è il regno degli indumenti e accessori nei colori pastello, questa estate saremo portate e osare con colori più intensi e vivaci, i cosiddetti colori vitaminici. E pare che questa tendenza al colore proseguirà anche nel prossimo inverno, come anticipato dalle recenti passerelle milanesi.

Pantone ha eletto il rosso corallo cromia della primavera-estate 2019 ma l’arancione la fa da padrone come simbolo dell’armonia interiore e della creatività. Ricordiamo però che è meglio indossare questa tonalità energetica quando siamo già un po’ abbronzate e soprattutto quando si possono mettere ai piedi sandali e stiletti nei colori metallici. Nel frattempo possiamo optare per un bel giallo nei toni freddi del lime da abbinare ad accessori neri.

Fendi e Max Mara hanno proposto lo spolverino giallo girasole mentre Stella McCartney, Hermès e Fendi hanno lanciato l’orange look, perfetto per la primavera inoltrata.

Arancione evidenziatore e giallo anche nelle proposte di haute couture disegnate da Pierpaolo Piccioli per Valentino. Arancione pieno anche nelle ultime collezioni di Ferragamo e di Giorgio Armani che tinge l’inverno che verrà di rosso.

Il consiglio è di non esagerare e mixare bene con nuance più neutre, in modo da non ottenere un effetto “semaforo”.

Il rischio, infatti, è quello di diventare troppo appariscenti, perciò l’ideale è usare accessori vitaminici su indumenti in colori neutri e viceversa accessori in colori neutri su indumenti dai colori accesi.

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