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nave rompighiaccio

Federica, le domeniche di settembre e due chiacchiere demenziali

Le domeniche di settembre hanno un sapore strano. La pelle ancora ambrata a ricordarti un’estate ancora troppo vicina e tu che, sfidando gli intrepidi che ancora girano con i sandali, affronti un altro pezzo del cambio stagione iniziato ormai da settimane.

La chiamata di un’amica ti risveglia dal tuo torpore- mentre decidi se sia presto per rimettere le lenzuola di flanella-e ti convince a togliere la tuta e a vestirti decorosamente per un caffè insieme.

Parlando, si finisce per parlare di viaggi, quei viaggi che da tempo non fate più.

Mentre lei parla, tu immagini spiagge esotiche baciate dal sole o, per lo meno, luoghi dove le temperature sotto i venti gradi siano anticostituzionali.

Ecco, mentre ti immagini in bikini a bere l’aperitivo in spiaggia, senti lei che pronuncia “nave rompighiaccio”.

Pensi di aver capito male e le chiedi di ripetere.

Ti guarda con gli occhi che le brillano, come se ti stesse raccontando di un nuovo amore: “ma, scusa, non hai mai desiderato vedere l’aurora boreale?” ti chiede sorpresa.

“Veramente no. Diciamo che preferisco luoghi più temperati….”.

“Ma pensa all’emozione di assistere a un fenomeno del genere, il buio che lambisce il cielo fin dal primo pomeriggio, l’aurora che si mostra maestosa, la nave che attraversa i fiordi…”

Torni con la memoria a un viaggio lontano nel tempo e nello spazio: avevi 18 anni e dormisti per 10 giorni in tenda, sotto il cielo svedese.

Avevi 18 anni, eri in Svezia col maglione di lana, mentre le tue amiche festeggiavano la maturità in Sardegna.

Avevi 18 anni, eri in Svezia e ricordi 10 giorni di pioggia incessante: lo zaino pieno di roba coperta di muffa e i rotoli di carta igienica che, con l’acqua presa, erano diventati grandi come ruote di trattori.

“Ma scusa, perché dovrei voler andare in un posto tanto freddo?”

“Sarebbe così affascinante, non trovi? In quale altro posto ti ricapiterebbe di vedere l’aurora boreale?”

“Guarda, la mattina mi sveglio alle 6 e vedo l’alba, non ho bisogno di andare fino a lì”.

“Ma l’aurora boreale mica è come l’alba che vedi dal balcone. Prova a pensare: una settimana su una nave rompighiaccio ad ammirare questo fenomeno maestoso. Se qualcuno mi regalasse una vacanza del genere, farei salti di gioia”.

“Io farei salti di gioia se fosse già giugno”.

“Non capisci”.

“No, probabilmente no. Probabilmente, se facesse così tanto freddo, non andrei neanche a Roma a passeggiare ai Fori Imperiali”.

“Fai discorsi da far cadere le braccia”.

“Le braccia mi cadrebbero per il freddo”.

“Meriti le vacanze a Silvi Marina”, ti dice, senza sapere che quelle parole non fanno altro che provocarti un moto di nostalgia.

“Hai ragione”, rispondi, rimpiangendo il fatto di aver risposto al telefono, invece di continuare il cambio di stagione dell’armadio.

“Pensa che volevamo regalarti questo viaggio per il tuo compleanno”.

La guardi con orrore, pensi con dolore ai piumini, agli stivali e ai maglioni a collo alto e pensi che mai come ora hai sognato una borsa di Carpisa per il tuo compleanno.