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Birkin “Faubourg”, venduta per 158mila euro la borsa Hermès più cara di sempre

E’ stata venduta al prezzo record di 158,000 euro una rarissima Birkin modello Faubourg,  la borsa di Hermès più cara di sempre.

Riconoscibile dal motivo ispirato alla facciata della boutique parigina della maison, è stata venduta su Vestiaire Collective, piattaforma francese specializzata nella vendita di vintage e second-hand di lusso.

Nel dettaglio, la Birkin Hermès è realizzata con cinque tipi diversi di pelle e con cuciture fatte interamente a mano, e la grafica è ispirata alla boutique parigina della casa di moda francese. In totale sono stati creati solo 50 esemplari unici di questo prezioso modello che è stato creato nel 2019 come edizione limitata per alcuni selezionatissimi clienti “vip” della maison francese del lusso. Prima di ufficializzare la vendita, la Birkin è stata dichiarata autentica dal team di esperti di Vestiaire Collective, che l’ha analizzata in modo dettagliato.

La notizia dello shopping da record è stata data dalla stessa società che gestisce la piattaforma francese di vendita specializzata in luxury fashion.

Ci sono almeno quattro modi per far durare i vestiti più a lungo

ABC del guardaroba etico: come fare un reality check dell’armadio per capire razionalizzare gli acquisti (e inquinare meno).

L’industria della moda è la seconda più inquinante al mondo. Una realtà che, complice il cambiamento climatico, è necessario affrontare rivoluzionando o modificando il modo nel quale ci approcciamo agli acquisti. E in occasione del cinquantennale dell’Earth Day 2020 (il 21 aprile) giornata lanciata nel 1970 per aumentare il grado di consapevolezza sullo sfruttamento delle risorse naturali da parte dell’uomo, Vestiaire Collective ha deciso di sostenere la battaglia alla “moda usa e getta” con un “Reality Check”. Se infatti siamo consapevoli ormai delle problematiche legate al consumo fast di abiti & co, cosa possiamo fare, come singoli, per invertire la tendenza? Così nell’ambito della campagna #fashionshouldfeelgood il portale di acquisti online di capi second-hand luxury fornisce alle sue utenti una sfida in 4 passi, per ispirarle a liberarsi ciò di cui non hanno più bisogno, e trattare con cura i pezzi dell’armadio ai quali sono più legate, fornendo loro una guida sviluppata con la Ellen McArthur Fondation, ente fondato nel 2010 per promuovere l’economia circolare.

Un progetto per il quale il gigante francese ha coinvolto alcuni volti noti della moda, dalle modelle e attiviste ambientali Lily Cole e Arizona Muse alla conduttrice televisiva Clara G Mcallroy, passando per la co-fondatrice di Future Earth Steph Shep e Mae Tan, spinte a fare un repulisti nei loro armadi. Da cosa si comincia? Ovviamente analizzando tutto il guardaroba, e dividendo in quattro pile, seguendo la filosofia di Marie Kondo: da una parte gli abiti che non ci regalano più emozioni (e quindi possono ovviamente essere rivenduti sulla piattaforma), quelli da riutilizzare, quelli da donare e quelli da riciclare. Una pratica che è sorprendente nella sua capacità di rivelare pezzi di cui ci eravamo dimenticati – perché secondo le statistiche di Vestiaire Collective – oltre il 50% dei capi di ogni guardaroba non vengono indossati da almeno un anno.

E’ necessario capire come coccolare al meglio i pezzi che abbiamo deciso di tenere.

Con questo obiettivo in testa Vestiaire ha quindi arruolato degli esperti, che sul profilo Instagram del brand forniranno ogni venerdì consigli utili. Steamery, ad esempio – il device dal raffinato design scandinavo che lava gli abiti con il vapore, invece che in lavatrice – sostiene che il consumo dei nostri capi non deriva spesso dal loro eccessivo utilizzo, ma dai troppi lavaggi, spesso sbagliati: si forniscono così 5 alternative al passaggio in lavatrice, dalla predilezione di tessuti naturali come lana, cashmere e anche pelle – perché forniti di una maggiore resistenza ai batteri, e quindi che necessitano di essere lavati meno spesso degli altri – al rinfrescarli semplicemente esponendoli al sole (e in effetti, molto spesso i vestiti non vengono lavati perché sporchi o macchiati ma perché, semplicemente, li si è usati, e per farli tornare freschi come prima basta davvero poco)

The Laundress, invece, servizio di lavanderia à la page di New York che non utilizza asciugature a secco, consiglia, nel caso si debba fare uso della lavatrice, di non usare mai lo stesso ciclo di lavaggio, mentre The Restory, esperto nella cura delle scarpe e delle borse, consiglia di non appesantire troppo le nostre maxi-bag, anche se la capienza ce lo consente, anche perché alla lunga potrebbero venirne danneggiati i manici, impossibili da sostituire. Finita questa fase, si può passare al terzo step, ovvero quello della creazione del proprio guardaroba, che ovviamente deve prediligere pezzi di qualità, destinati a durare più di una stagione, con dei capi vintage, più accessibili nei prezzi e capaci di donare personalità all’armadio, senza dimenticare l’opzione di affittare dei pezzi più preziosi per le occasioni, matrimoni ed eventi. Il passaggio finale, è, ovviamente, quello di condividere il proprio ritrovato guardaroba, con l’hashtag dedicato. Soddisfatte di un guardaroba (quasi) nuovo, ma sicuramente più etico.

Fonte: MarieClaire