Articoli

TikTok

Moda: sfida a colpi di video. Ora TikTok batte YouTube

TikTok batte YouTube e conferma la sua ascesa come social di riferimento per gli short video. Secondo quanto riportato da Reuters, infatti, negli Stati Uniti, lo scorso giugno, gli utenti dell’app di ByteDance hanno guardato oltre 24 ore di contenuti al mese, rispetto alle 22 ore e 40 minuti totalizzate in media dalla piattaforma video di Google. Nel Regno Unito, la differenza è ancora più marcata: secondo il rapporto di The Verge, TikTok ha superato YouTube a maggio 2021 e, secondo quanto riferito, gli utenti ora guardano quasi 26 ore di contenuti al mese, contro le nemmeno 16 ore di YouTube. Stando a ciò che si legge sulla stampa internazionale, i dati riguarderebbero solo le visualizzazioni da device Android, ma sono comunque indicativi della sfida lanciata da TikTok e del potenziale per le aziende che hanno deciso di investire sulla piattaforma.

Per i brand moda, già nel 2019 TikTok ha cominciato a minare il primato di Instagram, trainato dalla giovane età dei suoi utenti. A decretarne il successo, infatti, è il forte appeal sulla Z Generation.

CelineGucciBurberryBalmainRalph Lauren e Calvin Klein sono solo alcune delle maison ad avere profili molto seguiti o a servirsi di TikToker navigati o neo-influencer emersi grazie al nuovo social.

A settembre 2020, TikTok si è lanciato a pieno regime nel mondo della moda con il ‘#TikTokFashionMonth’, ospitando una serie di eventi, iniziative, hashtags dedicati al settore.

A rendere allettante l’offerta di TikTok per i brand sono anche le opzioni di social commerce: lo scorso febbraio ha fatto notizia l’alleanza tra il social di video brevi e l’e-commerce Shopify che, già attiva negli Stati Uniti, si è estesa in Europa e in particolare in Italia, Francia, Spagna, Germania e Regno Unito. La possibilità, per un campione di soggetti, di introdurre nei propri contenuti link che rimandassero a siti esterni di e-commerce era però già attiva dal 2019.

ceretta

Ceretta fai-da-te? Ahi ahi ahi…

Niente pulizia del viso, niente ceretta, niente tinta.

In zona rossa ci siamo state un po’ tutte e con le estetiste chiuse ci siamo dovute arrangiare in casa: su Amazon, però, si può acquistare tutto e su Youtube si può anche imparare a fare di tutto.

Google conferma che in cime alle ricerche del fai da te per la cura della persona in periodo di lockdown ci sono proprio questi trattamenti: maschera per i capelli, seguita dallo scrub, dalla tinta, dalla ceretta e della pulizia del viso.

In preda al panico da ricrescita del ‘pelo’ selvaggia, c’è chi ha deciso semplicemente di far crescere i peli in attesa della riapertura dei saloni o si è lanciata nel fai-da-te ricorrendo al buon vecchio metodo del rasoio con il consiglio della nonna:

“lascia passare una settimana dall’ultima depilazione prima di andare  ad un appuntamento così i peli potranno essere estratti più facilmente”.

Le più caute possono optare per creme depilatorie.

Lo svantaggio è che i peli ricrescono in pochi giorni.

Tra tutti i metodi più gettonati, un posto spetta all’epilatore elettrico, utilizzato sopratutto su gambe, ascelle e bikini.

È sicuramente il metodo più veloce con risultati migliori rispetto, per esempio, al rasoio.

Ma non basta.

Se decidi di parlare con le esperte della depilazione devi districarti tra la cera araba, detta anche pasta di zucchero o sugar wax, un metodo naturale, antichissimo e con infiniti benefici oppure ceretta tradizionale in rullo, quella sorta di parallelepipedo rettangolo che, una volta caldo, stende la ceretta sulla parte interessata, o la classica cera calda (con spatola di legno usa e getta), entrambe da strappare poi con delle strisce depilatorie.

E’ chiaro che se decidi  di comprarti su Amazon “kit scaldacera”, si apre un mondo: da quelli super professionali con termostato regolabile a quelli che, al posto del barattolino, ti forniscono i “fagioli di cera” di tanti colori, dal “bagno di paraffina per mani, piedi e gomiti morbidi” allo “scalda cera portatile per epilatore per capelli”.

I prezzi variano dai 15 euro, per la cera che si scalda nel microonde ma che trovi pure al supermercato, ai 120.

Sei sicura di ricordarti in quale verso va spalmata la cera e in quale, invece, si strappa?.

Purtroppo no, ma per tutto c’è un rimedio, e si chiama Youtube.

Un mondo pieno di tutorial che vanno dal semplice “Scuola di ceretta, tecniche e regole” al complesso “Ceretta brasiliana per peli corti e duri” fino all’ambiguità di titoli.

Che si tratti di una ceretta o di un rasoio, nel 90% dei casi pare che gli errori vengono commessi dopo la depilazione. Uno tra i più frequenti è quello di non applicare subito dopo essersi depilate una buona crema lenitiva.

Questa aiuta la pelle a riequilibrarsi in breve tempo mantenendosi elastica, evitando inoltre possibili screpolature. Si consigliano creme lenitive contenenti principi naturali come l’aloe o la camomilla.

Un altro errore spesso commesso è quello di esporsi al sole subito dopo la depilazione. L’epidermide dopo una ceretta o un laser risulta essere molto stressata, e un’esposizione ai raggi solari aggiungerebbe stress ulteriore con conseguenti irritazioni.

È preferibile aspettare almeno due giorni prima di prendere la tintarella, anche se di sicuro non è un problema del periodo invernale.

Ultimo consiglio, sempre da web: fai uno scrub, per eliminare le cellule morte e facilitare la rimozione dei peli in eccesso. E peri ritardare la crescita dei peli? Prova il ghiaccio! Sembra che passare un cubetto di ghiaccio sulla pelle dopo la ceretta e nei giorni successivi aiuti.

E ora non resta che stabilire:

Ceretta, rasoio, crema, laser… di che depilazione sei?

 

video

Il video, nuovo strumento della moda. Non sempre all’altezza, però

Il video, nuovo strumento della moda.

Non sempre all’altezza, però.

In tempi di distanziamento sociale e pandemia, il video sta diventando un prezioso alleato anche per chi produce moda. Ma non sempre i risultati sono all’altezza degli intenti.

A Milano come a Londra o Parigi il passaggio in video di quelle che un tempo furono le sfilate è giunto all’apice.

YouTube è stato in questa stagione il tessuto connettivo della community internazionale che segue o lavora nel mondo del fashion.

La settimana della moda più strana della storia, ribattezzata con quel brutto termine, phygital, per descrivere la sua natura ibrida tra video in streaming e sfilate dal vivo (a porte chiuse o aperte, con pochi ospiti ben distanziati).

Ci sono state 23 sfilate dal vivo e 60 presentazioni, senza contare proprio quegli “eventi digitali” visti troppo spesso come una toppa di cui accontentarsi e non come un’occasione per sperimentare nuovi linguaggi.

Ormai la forma-video-evento è destinata a entrare stabilmente nel ciclo della moda. Su YouTube si può fare sperimentazione e si può osare con i video.

Capire come funziona una presentazione sullo schermo di un pc o su quello di uno smartphone è divenuto dunque importante.

Non si tratta certo di riproporre una crew composta da giovani donne e uomini, che si pavoneggiano su una passerella.

Perché non è affatto scontato che ciò che funziona in un filmato faccia altrettanto nella vita di tutti i giorni.

Se guardiamo all’ultima Milano Fashion Week troviamo di tutto in fatto di produzioni video.

Dai video che mancano di una qualsiasi consistenza, girati in interno con una tale scarsità di mezzi e di idee da non riuscire a suscitare una qualsiasi emozione.

Ai video girati in assenza di pubblico ma poco distanti dalla logica della presentazione più classica. Dunque modelle e modelli ripresi uno dopo l’altro ma non necessariamente con la sintassi di sempre come quelli di Prada e Donatella Versace.

Marni, per esempio, ha fatto uno sforzo creativo notevole, che esce dai confini della moda per diventare esperienza mediale.

Sul sito ufficiale, su Instagram, su YouTube e in un cinema di Milano a inviti ha trasmesso live su uno schermo diviso in 16 canali un pezzo di vita delle modelle che avrebbero indossato la nuova collezione.

Ciascuna si riprendeva da sé, in casa o per strada, da Londra, New York o Detroit, mentre faceva la spesa o parlava con un amico. Fino ad arrivare al momento della “sfilata”, diventata una sorta di conquista delle strade a schermo unico.

Ciascuna modella restava nella propria città, ma inviava la sua testimonianza video in contemporanea con le altre, lontane ma vicine grazie alla condivisione dello stesso momento.

Marni ha trasformato così anche il concetto di evento digitale, facendo convergere la dimensione live di un happening e quella immateriale di una ripresa con lo smartphone. Presenza e assenza, corpi dal vivo e corpi registrati, moda e videoarte.

Poi troviamo lo spettacolo messo insieme da Jeremy Scott per Moschino: una stravaganza di 7’ 40” costruita con burattini in movimento come si trattasse di una sfilata in un atelier di alta moda degli Anni Cinquanta.

A tutti gli effetti appartenente alla categoria dei corti “sperimentali” è invece la presentazione di Marnifesto di Francesco Risso per Marni. Un corto di 1 ora e 17 minuti girato tra Los Angeles, Detroit, Philadelphia, New York, Londra, Milano, Parigi, Dakar, Shanghai e Tokyo, accostate in un acquario digitale trasmesso in live streaming da tutti quei luoghi.