Storia Della Bellezza di Umberto Eco. La storia di un'intera cultura

Umberto eco

Storia della bellezza, il noto saggio del semiologo e professore Umberto Eco scava dentro la categoria estetica della Bellezza;  non è uno studio sull’ arte:  questa vi entra tutte le volte che si intreccia con la percezione della bellezza disinteressata; nemmeno una storia dell’estetica, ma uno studio che ripercorre la storia di una cultura da un punto di vista iconografico e letterario-filosofico.

Il Bello che provoca il  desiderio di possesso non rientra nel presente studio, perché esso dipende dalla vanagloria di chi è coinvolto in  tale sentimento; mentre è oggetto di disanima  il bello che induce alla contemplazione in un testo che parte da Pitagora per giungere ai tempi nostri. Posto che il Bello è da sempre temporale e soggettivo, apollineo o dionisiaco, o entrambe le cose, all’interno del contesto storico in cui è maturato, si associa alle mostruosità del Medioevo o alla armonia delle sfere celesti nel Rinascimento. Ha assunto forme anomale nel Romanticismo, fino a pensare che sia bello un amore che si consuma fino alla morte, creando il topos letterario amore-morte, perché bello è tutto ciò che sconvolge i sensi e l’anima. Il Bello  è diventato artificio e diversivo nel Novecento decadente ( si pensi a tutta la corrente dell’Estetismo!) o anche argomento scherzoso o dissacrazione come in Guido Gozzano.

Storia della bellezza ripercorrere la storia di un’intera cultura dal punto di vista iconografico e letterario-filosofico

Questo  inoltre non è connesso con la sola arte, ma originalmente era una qualità della natura ( una bella luce  di luna, un bel frutto, un bel colore). Difatti “ars” in latino non è solo quella dell’artista, ma anche quella di un costruttore di barche o di un barbiere, solo molto più tardi si è coniato il termine di “belle arti”. Può essere bella anche una riproduzione  del brutto o della natura in tempesta; la rivoluzione risale alla riformulazione della categoria estetica del “Sublime”ripresa dallo Pseudo-Longino greco; per cui è “sublime” ciò che scatena un’esaltazione della ragione e una depressione dei sensi . E’ quindi un sentimento “misto”, come per il sensista inglese Burke e per l’illuminista Kant. Sublime per definizione è l’infinito, da cui la celeberrima lirica leopardiana.

Non abbiamo in la Storia della bellezza un trattato di arte, ma un saggio letterario-filosofico, che si riferisce all’arte, solo quando questa è unita  Bello, consapevole Eco  che esso è meramente  soggettivo e che per un mistico del XII^ sec., ad esempio, bella era la rappresentazione cristiana dei mostri, che in verità belli non sono propriamente. Per un artigiano è bello, ad esempio, il suo prodotto, un vaso, un orcio, un tripode, e per un barbiere la sua bottega, il suo rasoio, ma questi non assurgono alla dignità di Bellezza fintanto che l’arte non li rappresenti ; quindi, è spesso l’arte, ad appannaggio di pochi, che determina la Bellezza che però viene percepita anche da chi artista non è.

Storia della bellezza si avvale di un ricco repertorio iconografico e di una antologia di tesi da Pitagora ad oggi, per ricostruire l’idea del bello e la congerie di discussioni sorte intorno all’argomento dalla Grecia di Pitagora, Platone a noi. Una bellezza concepita non solo nell’arte, ma anche nella natura , nei fiori negli animali  nella rapporti matematici, nella luce, nel buio, nell’abbigliamento, nei gioielli , in Dio e nel Diavolo ; perché la bellezza è il punto di incontro tra  l’apollineo e il dionisiaco. Attraverso le testimonianze dei grandi si può ricostruire anche i modi in cui “i reietti, l’uomo di strada di tutti i tempi, sentivano la bellezza”.

Storia della bellezza é un testo democratico, dunque, che, supportato da ricco materiale, ripercorre la storia della bellezza nei secoli, dando voce a tutte le sue espressioni, lasciando al lettore l’opportunità di cogliere linee di continuità o di rottura all’interno del modo in cui la bellezza è stata percepita e rappresentata nei secoli.

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