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Dior: una mostra a Roma aspettando Lecce

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“Io Dico Io – I Say I” (“Je dis je” in francese) è il titolo della mostra che si terrà dal 23 marzo al 21 giugno 2020 alla Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea di Roma, sostenuta da Dior,  in attesa della grande kermesse di Dior del 9 maggio a Lecce. Ispirata alla personalità emblematica dell’arte femminista italiana degli anni ’60 e ’70 e a Carla Lonzi, a cui è dedicata la mostra, Maria Grazia Chiuri, direttrice creativa della maison francese Dior, nella sua collezione autunno-inverno 2020-2021 di pret a porter porta la sua riflessione sui collegamenti tra corpo, femminismo e femminilità. Dalle immagini della sua adolescenza, la stilista traccia un percorso iniziatico verso l’assertività, attraverso l’arte e la moda.

Pertanto, quadri e pois, gonne lunghe e a pieghe, bianco e nero, frange e plissè, modellano ogni capo, in nome di liberazione e libertà. Progettata dall’artista Claire Fontaine, la scenografia della sfilata, cantando le parole “I say I” – tradotta dal manifesto “Io dico Io” della critica d’arte e femminista Carla Lonzi, la passerella è stata coperta da pagine del quotidiano Le Monde, una nuova versione del Newsfloor, intitolato Le Monde pixélisé, dopo una fotografia di Henri Matisse scattata da Robert Capa nel 1949. Sospese frasi luminose, in colori al neon. “Non importa da dove iniziamo …” sono sospese per aria.

Per la sua collezione ready-to-wear autunno-inverno 2020-2021, Maria Grazia Chiuri disegna un atlante delle emozioni attraverso il suo diario adolescenziale. Due foto di sua madre. Le immagini riappaiono, comprese quelle delle attrici che hanno rappresentato un modello per i clienti del laboratorio Dior. La couture di sua madre, proprio come l’art director che ha usato la moda per affermarsi, ribellarsi, dire agli altri come voleva essere guardata. Poi arrivano le fotografie del passato di cui lei si è riappropriata nella visione di oggi: lo studio di Germana Marucelli a Milano, progettato dall’artista, o quello di Mila Schön, o di Ugo Mulas, e infine i ritratti di Carla Accardi.

Da qui il nuovo dizionario fashion di Dior: i jeans nei colori delle piastrelle che il signor Dior amava. “Mi piacciono molto le piastrelle che danno un tono giovane, portano un tocco di fantasia elegante e rilassato. C’è anche la giacca da marinaio e le gonne a pieghe. Piccoli colletti con lacci. Bianco e nero. Tutto questo è al centro da una collezione perfettamente equilibrata. Una sciarpa a pois, trovata negli archivi Dior, diventa il punto focale di abiti dalle diverse lunghezze, esplorando le infinite possibilità di questa stampa. Senza dimenticare le frange, un ornamento in movimento sulle lunghe gonne. La maglia è declinato seconda tutti gli elementi essenziali di un guardaroba: maglioni, giacche, gonne, pantaloni.

Lo spazio della sfilata è un’occasione per coinvolgere la mostra che Claire Fontaine ha esposto alla Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea, a Roma, che ora ospita gli archivi di Carla Lonzi, figura carismatica, critica d’arte prima di impegnarsi nella rivolta femminista. Pronunciare queste parole in inglese – “I Say I” – non appena si entra nella parata, lo consente per far emergere la storia di una potente assertività. Sono il simbolo di una gioiosa singolarità, in nonché un modo creativo e collettivo per affrontare le molteplici sfaccettature della soggettività femminile.

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