Gli abiti bon ton femminili tipici del perbenismo medio borghese anni Sessanta indossati da Catherine Deneuve in Bella di giorno, i travestimenti “camp” (stile a base di capi di vinile o alluminio e calze animalier) di David Bowie, i cappellini color sorbetto della regina Elisabetta: tra consigli d’eleganza, curiosità e qualche succoso gossip, “L’Alfabeto della moda” di Sofia Gnoli, non è un vocabolario di settore come ingannevolmente il titolo indurrebbe a pensare, ma descrive l’atmosfera attorno a un certo tipo di abito, di accessorio o di stile.

In questo volumetto tornano alla memoria arbitri d’eleganza, creatori di moda e stelle del cinema, che hanno suggerito a milioni di donne come vestire, camminare, dissimulare i propri difetti. Da Gabriele d’Annunzio a Diana Vreeland, da Coco Chanel a Mae West, che affermava: “mi fanno ridere le donne che vogliono governare il mondo sole, senza uomini chi tira su la chiusura lampo sul dietro di un abito?”.

B come BALLERINE. Chi l’ha detto che sono sexy solo i tacchi alti?

C come CAMP. Lucente siderale con tocchi glam.

I come INTIMO. “Parlare di moda e non citare la biancheria intima è come leggere un thriller di Ian Fleming  senza James Bond.